18 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Aprile 2021 alle 12:17:53

Cronaca

Il tavolo delude: mitilicoltori pronti alla protesta

TARANTO – Il tavolo barese sulle cozze delude. Per il rappresentante della categoria di Confcommercio, D’Andria, è emersa solo una gran confusione. I mitilicoltori pensano alla mobilitazione. La prossima settimana ci saranno incontri per stabilire il da farsi. Con un unico obiettivo: chiedere la revoca immediata dell’ordinanza della Asl che, emanata la scorsa estate, vieta la movimentazione e la commercializzazione del prodotto del primo seno di mar Piccolo. Erano queste le attese alla vigilia del tavolo tecnico riunito ieri in Regione sul caso cozze scoppiato a luglio con l’allarme inquinamento. Un incontro al quale c’erano, tra gli altri, Comune, Centro ittico, Asl e Arpa.

Le speranze sono naufragate alla conclusione della riunione. I pescatori tarantini non ci hanno pensato due volte. E, stamattina, in gruppo, hanno raggiunto palazzo di città per poter avere un confronto col sindaco. Sindaco che avrebbe invitato i pescatori a pazientare fino a lunedì quando – fa sapere Luciano Carriero, tra i mitilicoltori presenti stamattina – dovrebbe esserci un nuovo incontro. Nel frattempo Stefàno ha accennato all’intenzione di farsi portavoce presso Vendola delle richieste della categoria messa in seria difficoltà. Un passo indietro. Ieri sera arrivano gli esiti del tavolo-verità: “Cosa hanno deciso? Prima di tutto l’ordinanza resta. Ci è stato detto che entro il 30 giugno possiamo spostare (sotto vincolo sanitario) le produzioni del primo seno di mar Piccolo in aree già classificate (dove cioè ci sono già allevamenti), quindi o nel secondo seno di mar Piccolo (dove però non c’è più spazio) o in mar Grande. Ma non più di fronte al lungomare, bensì nella zona Sud della Tarantola” sintetizza così Carriero le indicazioni ricevute. “Dovremmo stare lì almeno per due mesi. Nel frattempo verranno fatti altri controlli, perché dicono che nei mesi estivi si potrebbe manifestare il picco di inquinamento. E solo se l’esito sarà positivo potremo vendere il prodotto”. Spostarsi nelle aree di fronte al lungomare che erano state le stesse istituzioni ad indicare vorrebbe invece dire dover attendere sei mesi per la caratterizzazione. Le stesse aree saranno utilizzate per trasferirvi eventualmente solo il seme, per le nuove produzioni quindi. I mitilicoltori non sono d’accordo. E di dubbi ne hanno da snocciolare. Il primo: “A noi non sta bene spostarci oggi. Non capiamo perché, infatti, se le nostre cozze sono buone non dovremmo venderle oggi stesso (anche gli esiti del monitoraggio di aprile, arrivati ieri sul tavolo, dicono che i livelli di pcb e diossine sono nella norma e che il prodotto è quindi conforme). Ed oggi le analisi sono buone”. Insiste su questo punto Carriero che, oltre agli esiti del monitoraggio, cita anche quelli delle analisi fatte sulla sua produzione: “Il 5 maggio i livelli erano al 3.8 contro il 6.5, che è la soglia massima. Dicono che spostarci in mar Grande per due mesi dovrebbe servire a salvare il prodotto. L’unica strada è invece la revoca immediata dell’ordinanza. Anche perché con quali risorse dovremmo spostarci? Abbiamo investito tutto. Veniamo da un 2011 chiuso con il 50% della produzione andata distrutta. Il centro ittico ci ha rassicurato sul fatto che in tre giorni verrebbero date le concessioni, ma lì – in mar Grande – ci sono da fare gli impianti. E’ tecnicamente impossibile, oltre a non avere senso perché le cozze sono buone. Non abbiamo neanche la benzina per muoverci, non ci resta neanche più il fiato per rivendicare il diritto di lavorare”. Ma quel filo di voce rimasto i mitilicoltori, che sono pronti ad organizzare la mobilitazione se lunedì non ci saranno novità, lo useranno per far valere le loro ragioni: “Chiediamo che venga revocata subito l’ordinanza e che ci sia permesso di vendere il prodotto che è buono continuando a monitorare le produzioni in maniera costante. Nel momento in cui dovessimo arrivare a livelli anche vicini al 5.5 saremo noi stessi a bloccarci, ben prima quindi di raggiungere la soglia consentita”.

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