21 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Settembre 2021 alle 09:58:00

Cronaca

Possesso di armi pesanti: assolto Damiano Ranieri

Ribaltata in appello la sentenza di primo grado


Assolto in Appello perchè il fatto non sussiste. Ribaltato quindi il verdetto di colpevolezza in primo grado (due anni di reclusione) per Damiano Ranieri, nome noto della mala ionica, sotto processo per il possesso di armi pesanti, come una magnum 357.

Per Ranieri, assistito dall’avv. Salvatore Maggio, è arrivata l’assoluzione. Ad accusarlo, le dichiarazioni di un pentito e delle intercettazioni. Ma in appello le contestazioni sono franate sotto i colpi della difesa. Un processo, questo, costola della maxioperazione Scarface. Era l’ottobre del 2010 quando la Polizia eseguiva un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di 46 persone, responsabili di associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegale di armi ed esplosivi, truffa aggravata, estorsione, intestazione fittizia di beni a fini elusivi della normativa di prevenzione e agevolazione al riciclaggio. I provvedimenti emessi dal Giudice per le Indagini Preliminari di Lecce su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, giunsero a conclusione di una complessa indagine della Squadra Mobile di Taranto. Nell’ambito dell’operazione sequestrati beni per un valore complessivo stimato in circa 700mila euro.

Secondo l’accusa l’associazione mafiosa riciclava denaro con investimenti patrimoniali di media portata, con l'acquisto di esercizi commerciali, talvolta intestati a prestanome facendo anche leva su intimidazioni.  Tra i destinatari dei provvedimenti cautelari richiesti del pm Lino Giorgio Bruno nomi eccellenti della criminalità tarantina come Cataldo Ricciardi, al quale l’ordinanza è stata notificata in carcere dove sta scontando una condanna definitiva per associazione per delinquere di stampo mafioso. Tra gli altri sono stati arrestati noti pregiudicati come Giuseppe Florio, Massimiliano Gargiulo, Vincenzo Romano, Carmelo Savino e Cristian Giudetti. Le indagini, svolte con l'ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali, sono durate due anni ed hanno riguardato esponenti di due clan storici di Taranto, quello dei Modeo e l’altro dei Ricciardi. Ma l’accusa di mafia non ha poi retto in sede processuale.

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