20 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Settembre 2021 alle 19:59:00

Cronaca

Nibbio, la sentenza è attesa per il tardo pomeriggio

Giudici in camera di consiglio per la decisione sull'omicidio di Tramontone


Omicidio Nibbio: attesa la sentenza. I giudici si sono ritirati in camera di consiglio e il verdetto è atteso nel pomeriggio di oggi.

Il pm, dott.ssa Ida Perrone, ha chiesto una condanna a 26 anni di reclusione  per Francesco Leone, ritenuto il presunto killer di Nicola Nibbio, ucciso il 2 agosto  del 2012, a Tramontone. Nella scorsa udienza  gli avvocati difensori Enzo Sapia e Luigi Esposito hanno, invece, chiesto l’assoluzione per il loro assistito.

Il pubblico ministero nella sua requisitoria aveva sostenuto che l’omicidio era scaturito da contrasti per la gestione di affari illeciti. La richiesta di condanna era fondata soprattutto sulle intercettazioni “esterne”, scaturite da altro procedimento e senza delle quali la Corte di Cassazione aveva annullato la misura cautelare a carico dell’imputato.
Peraltro, all’ingresso di quelle intercettazioni che corredarono le indagini nel procedimento “Alias” fu la stessa Corte nei mesi scorsi a dare l’ok, autorizzando quindi le parti a valutarle.

La dott.ssa Perrone le ha usate per “spiegare” un omicidio che sembrava non avere movente. “Il movente c’era: la lotta tra la famiglia Catapano e quella di Leone, in ragione della quale a Tramontone avvennero episodi inquietanti. L’ultimo- aveva ricordato il pm nella sua requisitoria- culminò proprio nell’assassinio di Nibbio”.

“Resta il fatto che Nibbio tentò di impedire a Leone di sparare contro i Catapano, con i quali la vittima aveva rapporti di amicizia, finendo con l’essere colpito a pistolettate da Leone- aveva aggiunto- Nelle intercettazioni emerse in “Alias” infatti, chi parlava, spiegava che Leone non voleva uccidere Nibbio poichè l’uomo non era il bersaglio designato.
Probabilmente Nibbio pagò il fatto di essersi “messo in mezzo”.

“Si frappose tra le vittime designate e lo sparatore: per questo motivo pagò con la vita” aveva sottolineato il pubblico ministero. La dott.ssa Perrone, che aveva evidenziato come la decisione della Corte di Cassazione di annullare la misura cautelare a carico di Leone fu frutto di un’errata interpretazione degli atti “e di una carente conoscenza dei fatti (le intercettazioni furono conosciute successivamente)” aveva chiesto la condanna anche degli altri tre imputati che rispondono di reati minori.

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