04 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Dicembre 2021 alle 17:42:00

Cronaca

Orge tra preti su internet, nuovo colpo di scena: il denunciante non è un sacerdote

Intanto il parroco rimosso dall'incarico sta per essere sospeso "a divinis" e rischia anche l'espulsione dal suo ordine religioso


Nuovo colpo di scena nello scandalo a luci rosse che ha sconvolto la Curia di Taranto proprio nei giorni della Pasqua.

L'Ansa, infatti, riferisce che il 32enne di Rovigo che ha denunciato al Tribunale ecclesiastico di essere stato contattato ripetutamente da un parroco di una chiesa del capoluogo ionico, che gli avrebbe chiesto 'sesso on line' e lo avrebbe molestato al punto da costringerlo a ricorrere a psicofarmaci, in realtà non è un prete. Ma è solo un millantatore. 

E' la versione dei fatti fornita proprio dalla Curia di Taranto.

La vicenda è quella di un sacerdote, parroco a Taranto, che è stato rimosso dall'Arcivescovo, mons. Filippo Santoro, dopo il suo coinvolgimento in uno scandalo di incontri gay.

Il parroco era stato immediatamente rimosso dall'incarico, secondo quanto riferito dalla stessa Curia, dopo che l'attendibilità delle accuse, mosse da quello che poi si è rivelato un falso sacerdote 32enne di Rovigo, hanno trovato conferma.

Il 50enne sacerdote rimosso, come precisato nei giorni scorsi anche da Taranto BuonaSera, non appartiene al clero di Taranto ma ad un ordine religioso (i Carmelitani) ed è originario della Calabria.

Lo Ordine dei Carmelitani – sempre secondo l'Agenzia di stampa -, potrà emettere nei confronti del sacerdote un decreto di sospensione 'a divinis' ed esonero dalle funzioni e da ogni attività sacerdotale o procedere all'espulsione. I

l denunciante ha sostenuto di aver conosciuto tramite Faceboook il parroco di Taranto e di aver intrattenuto con lui rapporti sessuali virtuali. L'esposto è stato corredato da screenshot delle chat su Facebook o Skype e dalla registrazione in webcam di video. Si parla anche di promesse di orge, di rapporti sessuali in cambio di un lavoro, di proposte di viaggi ed ospitalità a Taranto, che tuttavia non avrebbero trovato riscontro.

L'arcivescovo ha precisato che "non c'è traccia alcuna del coinvolgimento in diocesi di altri sacerdoti".

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