26 Gennaio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Gennaio 2021 alle 15:19:23

Cronaca

I retroscena del blitz Kinnamos. “Se non paghi ti ammazzo”

Pesanti minacce nei confronti degli acquirenti che non pagavano. Il ruolo dei tarantini arrestati nella operazione. Sono residenti a Paolo VI e a Lido Azzurro


“Settemila euro avanzo. Se non mi dà i soldi lo uccido.  Mi deve dare i soldi”. Nicola Perrini,  uno dei tarantini arrestati nel blitz antidroga “Kinnamos”, voleva usare le maniere forti per costringere gli acquirenti a pagare i debiti. E’ uno degli inquietanti retroscena emersi nelle indagini condotte  dai carabinieri e coordinate dalla Dda di Lecce che hanno consentito di dare un duro colpo al narcotraffico.

Nel corso di una  intercettazione ambientale il 34enne, che abita a Lido Azzurro, minaccia azioni violente nei confronti di tutti i suoi debitori, in particolar modo nei confronti di un altro presunto pusher, poi arrestato nella stessa operazione, dal quale pretende il denaro per la fornitura di un chilo di hashish e di 50 grammi di cocaina.  Per gli inquirenti un ruolo di primo piano è stato ricoperto anche da un altro tarantino,  Giuseppe Portulano, anch’egli residente a Lido Azzurro. In una intercettazione ambientale lui e Nicola Perrini discutono del denaro che alcuni acquirenti devono sborsare per la fornitura di stupefacente, poi affermano la necessità di rercuperare quanto più denaro possibile. Nicola Perrini dice a Giuseppe Portulano: “Pè, io devo recuperare quanti più soldi possibili…”.

Poi concordano lo spostamento di un cospicuo quantitativo  di hashish, suddiviso in panette, da un nascondiglio a un altro, nella stessa serata. 

Per gli inqurenti  un ruolo di vertice  lo avrebbe ricoperto un terzo tarantino, residente a Paolo VI,  che viene ritenuto fornitore di notevoli quantitavi di droga a Perrini e Portulano. Dalle idnagini emerge che Leonardo Taurino è a capo di un gruppo di presunti spacciatori  che operano nel capoluogo jonico. Per gli inquirenti il  gruppo costituiva il canale di approvvigionamento privilegiato dello stupefacente che veniva immesso sul mercato, avvalendosi del contributo di Francesco Di Chio e Onofrio Resta, di Palagiano, i quali provvedevano a smerciare la cocaina sulla piazza cittadina, grazie al “benestare” dei Putignano, i quali facevano valere la loro posizione predominante sul territorio. Nel corso delle attività, numerosi sono stati i riscontri operativi con l’arresto di  dieci persone per  detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e il sequestro di circa due chili e mezzo di hashish e coca.

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