26 Gennaio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Gennaio 2021 alle 12:07:51

Cronaca

Fronte del porto, è rivolta contro Evergreen

Lo “strappo” dei taiwanesi, che dirottano la linea con il Pireo a Bari, lascia il segno. Oggi conferenza di Prete e Stefàno


Uno strappo che sarà difficile ricucire, mentre la città si ribella alla decisione di Evergreen di mollare Taranto, preferendo il porto di Bari.

Clima rovente ieri attorno al molo ionico. La compagna taiwanese ha comunicato, con una lettera ufficiale inviata ai clienti, che dal 20 maggio sposterà il servizio settimanale delle navi “Feeder” a Bari verso il Pireo con il nuovo servizio Psi PiraeusSouth Italy e garantirà la connessione import-export con i servizi oceanici per l’Estremo Oriente e Intramed per i porti del Mediterraneo.

Lo stesso servizio che avrebbe dovuto garantire il minimo della movimentazione merci nel Porto di Taranto. “A leggerla così, questa notizia, vi è la implicita incitazione alla demonizzazione dell’atteggiamento della Evergreen. E forse questa è la reazione più semplice e banale che si possa avere” dice il consigliere regionale del Pd, Michele Mazzarano.

“Il porto di Taranto è stato lungamente oggetto di una retorica sulla geopolitica e sui destini della globalizzazione che finivano per attribuire valore al nostro Porto Hub. Per qualche anno è stato persino oggetto di disputa ideologica con una parte intransigente dell’universo ambientalista che, con veste governativa, si opponeva ad alcune opere di ammodernamento perché lesive del mare e dei fondali. A lungo si è discusso della scarsa certezze delle risorse economiche destinate ad esso. Da qualche anno si è posata la polvere delle polemiche. Nel frattempo le risorse, circa quattrocento milioni di euro, sono state recuperate appieno e al manager che ne ha la responsabilità si attribuiscono persino poteri commissariali. Il ministro Delrio fa continuamente mostra di tenere a cuore il Porto di Taranto. Ma nonostante ciò il grande cantiere dell’ammodernamento che renderebbe competitivo il porto, non parte. Eppure un porto di transhipment dovrebbe fare una cosa semplice semplice: far arrivare e aprire i container. Se arrivassero e si aprissero i container, si aprirebbe un mondo nuovo di sviluppo e lavoro. Se arrivassero e si aprissero i container, si aprirebbe un futuro di lavoro a tanti ragazzi a partire da quei cinquecento che a maggio vedono scadere la cassa integrazione”. Proprio l’Autorità portuale, tramite il presidente Sergio Prete, ha informato il ministro Delrio della decisione di Evergreen e oggi, nella sede dell’Authority, si terrà una conferenza stampa congiunta con il sindaco Ippazio Stefàno “in merito alla problematica del terminal container di Taranto”.

“Restiamo sconcertati dalla decisione di Evergreen, che vede ancora una volta Taranto uno strumento ‘oggetto’ con evidente desertificazione sociale ed economica non solo del Porto di Taranto ma dell’economia dell’itera della Provincia”. Così inizia la lettera che lo Sna Casartigiani ha inviato al Ministero ai Trasporti, “lettera che esprime tutto il malcontento e preoccupazione degli autotraspor-tatori tarantini”. Questo il commento del segretario provinciale Stefano Castronuovo: “Sappiamo che alla compagnia marittima sono state date tutte le possibilità logistiche ed economiche per continuare a lavorare su Taranto, ma tali opportunità non sono state colte dalla stessa che come da tempo denunciato dalla nostra associazione ha spostato i propri traffici su Bari. Un’azione legittima di privato che però non può fare affari da un’altra parte e continuare ad avere il monopolio sul terminal di Taranto, Tct Spa di cui Evergreen è socia attraverso una società del gruppo, per questo motivo chiediamo la revoca della concessione di Tct”.

“Taranto ancora una volta trattata come fanalino di coda della Puglia. A qualcuno evidentemente non importa rilanciare la città dei due mari, ma affossarla definitivamente. Noi insieme ad altri crediamo ancora in questo territorio e non permetteremo che la nostra città venga declassata così miseramente”. Irene Lamanna, presidente dell’associazione Taranto Turismo commenta così la notizia della decisione da parte dell’Evergreen Line di investire sul porto di Bari per i collegamenti con il Pireo e per l’attività di import/export con l’estremo Oriente e Intramed nel Mediterraneo, “snobbando Taranto, nonostante il preannunciato impegno del Governo di rilanciare l’attività nello scalo ionico”. C’è anche un altro caso che agita il porto, quello della manodopera straniera e a basso costo. “La denuncia che arriva da Cgil Cisl e Uil era stata inoltrata esattamente un anno fa da Confindustria Taranto agli organi ispettivi” dicono gli industriali.

“Una situazione che di fatto che appariva abbastanza anomala in quanto andava puntualmente a vantaggio di aziende esogene che risultavano essere più competitive rispetto alle imprese del territorio. La denuncia dei sindacati dei giorni scorsi arriva pertanto a conferma della percezione avvertita un anno fa, e che oggi porta le organizzazioni sindacali a chiedersi come mai, pur in presenza della clausola sociale, (accordo sottoscritto anche da Confindustria), non un solo lavoratore delle imprese portuali ed edili sia stato impiegato in quelle opere”

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