31 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 31 Ottobre 2020 alle 15:37:55

Cronaca

Lunedì arriva la Kyenge. Pulizie alla “Ricciardi”

l’Amiu al lavoro nella struttura. Attesi a stretto giro nuovi migranti in città


Dopo i cornetti agli ospiti portati l'altro ieri dal sindaco in persona, ieri grandi pulizie alla palestra Ricciardi, che ospita una quarantina di immigrati somali sbarcati nei giorni scorsi a Taranto, al molo San Cataldo. Aspettando la prossima ondata di profughi, quindi, l’ormai ex palazzetto dello sport si presenterà vestito di novità all’europarlamentare del Pd Cecile Kyenge, ex ministro dell’Integrazione del governo Letta, attesa in città lunedì. Prima tappa, proprio la Ricciardi, tornata sotto i riflettori ad un anno quasi dal primo sbarco di migranti.

Aspettando l’anniversario, e con la cronaca che incombe, sulla vicenda profughi una riflessione va fatta. Traffico merci ridotto di un quarto, più o meno. Ma se mancano i container, il porto di Taranto sembra aver assunto una sua specificità con lo sbarco dei migranti, prima nell’ambito dell’operazione Mare Nostrum, quindi con Triton. E’ questo il futuro dello scalo ionico? Una domanda che è giusto porsi, senza retorica o buonismi da salotto – o da volontariato mordi e fuggi.

Non è questa la sede per discutere di immigrazione, tema epocale su cui nessuno può avere la presunzione di professare la verità assoluta. Ma è doveroso discutere di come una città in condizioni drammatiche (il caso Ilva con le sue contraddizioni e contrapposizioni, il lavoro che non c’è, addirittura il rischio chiusura delle poche sedi universitarie, mentre Bari, Lecce e pure Foggia hanno Atenei autonomi) sia stata caricata da Roma di un ulteriore fardello. Quanto costa, alle casse comunali, l’accoglienza dei profughi? Non può e non deve essere un tabù saperlo, anche per sgombrare il campo da equivoci che rischiano di aumentare l’intolleranza. Non mettiamo in dubbio la buona fede di Stefàno che porta i cornetti alla Ricciardi.

E – lo diciamo chiaramente – chi davvero è un perseguitato, a qualunque titolo, ha diritto di essere accolto, anche se lascia perplessi il fatto che a sbarcare siano molti più uomini che donne, loro sì spesso vere vittime di abusi e sopraffazioni. E però. Però mentre il sindaco-pediatra rifocillava gli immigrati, nella sua città, nello stesso momento, scoppiava una vergognosa zuffa tra nomadi, con un neonato rimasto ferito. Quegli stessi nomadi che, non deve essere neppure questo un tabù dirlo, paiono fare il bello e cattivo tempo, tra elemosine, abusivismo e lavavetri che hanno ormai postazioni fisse, una delle quali in via Magnaghi, a poche centinaia di metri dal comando della Polizia Municipale. Si respira un clima di lassismo diffuso, a Taranto. Un clima pericoloso che rischia davvero di far attecchire il germe del razzismo, anche da noi. Per questo servono risposte.

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