28 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Settembre 2021 alle 21:49:00

Cronaca

Emergenza migranti, lo sbarco dei “baby profughi”

Ieri l’approdo al molo San Cataldo. Tra i 267 a bordo della nave “Aviere” anche 32 donne (4 in gravidanza), 4 neonati e 64 bambini


E’ approdata ieri mattina, intorno alle 8.30, al Molo San Cataldo, la nave “Aviere” della Marina Militare, con a bordo 267 migranti. Il terzo sbarco nell’arco di poche settimane che vede protagonista la nostra città. Un’emergenza che sta mettendo alla prova le nostre strutture d’accoglienza, la nostra macchina organizzativa. Tra le persone approdate sulle rive del capoluogo jonico, questa volta ci sono anche quattro neonati. C’è una nutrita presenza di bambini, sessanta in totale, mentre gli uomini sono in netta maggioranza: 171. Le donne infine sono 32. I migranti sono di etnia somala, siriana e nigeriana; ma tra di loro ci sono anche eritrei e sudanesi. Sarebbero stati recuperati in mare, su un barcone a quaranta miglia dal porto libico di Zuara.

Ieri, intanto, si è svolto in Prefettura il consueto vertice, alla presenza di Asl e 118, per coordinare le operazioni di accoglienza. Anche in questo caso i migranti resteranno nella nostra città solo per qualche ora, al porto questa mattina c’erano già diversi autobus ad attenderli. È stato organizzato il loro trasferimento in altre regioni, in altre località italiane.

Coloro i quali, invece, presentano delle emergenze sanitarie, hanno ricevuto un primo trattamento da parte degli operatori dell’Asl, presso il porto e probabilmente resteranno qui per la notte, accolti in appositi gazebo allestiti, sempre nell’area portuale, dalla Protezione Civile.

Occorre comprendere che si tratta di persone che fuggono dai propri luoghi d’origine, perché segnati dalle guerre, dall’ebola, dalle nefandezze dell’esercito jihadista, dalle persecuzioni contro i cristiani.

La disperazione è la loro compagna sui barconi che scafisti senza scrupoli mettono in mare, nella speranza di riuscire ad attraversare il Mediterraneo. Il Mare Nostrum che si sta trasformando in un’enorme bara liquida.

Ma la nostra città è preparata ad affrontare un’emergenza del genere? Il cuore c’è sicuramente, sono tanti i cittadini che si sono mobilitati per portare nei centri di raccolta coordinati dai Vigili Urbani indumenti, alimenti e oggetti che possono essere utili ai migranti, almeno per il breve periodo di tempo in cui resteranno nella nostra città. Quello che manca sono piuttosto le risorse economiche, sempre più scarse, in una città schiacciata da vertenze di ogni genere. Si affaccia in queste ore, ma è realtà da tempo, un’emergenza nell’emergenza: gli operatori dell’Associazione Salam, che si occupa proprio di accoglienza dei migranti, sono senza stipendio da dicembre, eppure il loro lavoro prosegue. Anche questa mattina erano al porto a prestare i primi soccorsi ai profughi appena sbarcati. La situazione, per questi operatori, impegnati quotidianamente nell’assistenza di ben 300 persone, è diventata insostenibile, sottolinea Simona Fernandez, Presidente dell’Associazione.

Sono 40 in totale i dipendenti dell’associazione Salam che aspetttano i rimborsi dalla Prefettura, che a sua volta attende i fondi dal Ministero dell’Interno.

Questa mattina i lavoratori si sono recati in Prefettura, con la quale la Salam è convenzionata, per sollecitare una rapida soluzione del problema. Con loro anche una delegazione di migranti. Non è ben chiaro dove il meccanismo si sia inceppato, quel che invece appare chiarissimo è che questi operatori sono sopraffatti da una duplice emergenza: quella rappresentata dall’accoglienza dei profughi che non riescono più ad organizzare come vorrebbero, considerata la mancanza di fondi, e l’emergenza rappresentata dalla mancata riscossione dei rimborsi/stipendi da ben 4 mesi. Quanto a lungo si può tollerare di lavorare in queste condizioni?

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