Cronaca

Itas, le famiglie con gli operai

Protesta ad oltranza per i lavoratori dell’azienda dell’indotto: con loro anche mogli e figli. “Noi, inquinati e disoccupati”


Al loro fianco, da ieri, ci sono mogli e figli. Insieme, per provare a salvare quel lavoro che serve per mandare avanti la famiglia. Ma anche per dare quel conforto che solo l’amore, della propria compagna e dei propri bambini, può fornire.

Non è un film di Ken Loach, quello che va in scena all’esterno dell’Ilva. E’ realtà. Dura, triste. Ma non molleranno, i lavoratori dell’Itas, che continuano ad oltranza la protesta all’esterno della Direzione dello stabilimento siderurgico.

“Questa mattina si sono aggiunte le famiglie dei lavoratori” dicono i rappresentanti sindacali dell’Usb, l’Unione sindacale di base, che invocano il pagamento da parte dell’Ilva dei crediti maturati dall’azienda. “Questi sono operai che hanno perso il lavoro dopo venti anni di servizio per conto dell’unica committente dell’Itas: l’Ilva di Taranto. E dal momento che la maggior parte di loro risiede nel quartiere Tamburi, vicinissimo allo stabilimento, adesso vengono penalizzati due volte. La prima, come residenti, costretti a subire da anni gli effetti devastanti dell’inquinamento industriale; la seconda come lavoratori, licenziati proprio a causa della crisi dell’Ilva” ricordano dall’Usb.
Il doppio dramma di questi uomini, mariti e padri prima che operai, è quindi il dramma di Taranto. Città che cerca di coniugare, finalmente, ambiente e lavoro e che teme di perdere entrambi. Nello sguardo di Desirè, che chiede un lavoro per il suo papà, c’è tutta la tenerezza di una ragazzina. Lei, una dei cittadini del futuro su cui poggia l’ambizione di Taranto di avere ancora un domani, merita una risposta. E’ un diritto. Come il lavoro, e la salute.
 

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