Cronaca

Call center e porto-Tct: ora soffiano venti di rivolta

Le notizie non sono positive per gli oltre 500 cassintegrati del porto


Le notizie non sono positive per gli oltre 500 cassintegrati del porto. Ieri Tct si è fatta viva con un sms, inviato a tutti i lavoratori.

Modalità scelta dalla società per comunicare ai propri dipendenti che da domani le attività lavorative cessano, che si sarà comunque retribuiti e che in caso di crediti, si sarà collocati in ferie. Il futuro dunque è sempre più fosco per gli operai della Tct, non vi sono certezze nemmeno sulla cassa integrazione. 
Questo l’amaro esito dell’assemblea degli azionisti, tenutasi ieri in seconda convocazione. Alcuni degli operai che erano ancora in sede, hanno letto la comunicazione inviata a tutti via sms, in bacheca.

Scade quindi oggi la copertura degli ammortizzatori sociali che ha sostituito a lungo l’attività lavorativa e intanto nessuna soluzione sembra profilarsi all’orizzonte per gli oltre 500 dipendenti della società.

Nelle poche, stringate parole che i dipendenti hanno ricevuto è sembrato loro di leggere una sorta di disimpegno da parte di Taranto Container Terminal, nel porto tarantino. Anche la decisione di rinviare qualsiasi pronunciamento relativo all’accordo siglato a Roma, lo scorso 11 maggio, lascia intravedere scenari non rassicuranti. Hutchinson, Evergreen e Maneschi avrebbero demandato al consiglio di amministrazione di Tct ogni decisione sui contenuti dell’intesa romana.

Come era prevedibile, tra i lavoratori si è diffuso il panico, mentre Autorità portuale ed esponenti sindacali hanno cercato di tenere sotto controllo la situazione tenendosi in stretto contatto con la presidenza del consiglio dei ministri. In queste ore intanto è prevista una nuova riunione del consiglio d’amministrazione della Tct. I lavoratori attendono ancora una volta i risultati di questo incontro prima di assumere decisioni in merito ad eventuali azioni di protesta.  Anche Palazzo Chigi è in attesa; dovrebbe essere confermata la cassa integrazione straordinaria, almeno per un altro anno.

Quel che i lavoratori però temono è che Tct si tiri indietro, e decida di chiudere l’esperienza tarantina. Ci si domanda già chi potrà sostituire Hutchinson ed Evergreen.  Intanto, dopo il flash mob di domenica scorsa ed altre azioni dimostrative nelle giornate precedenti, i sindacati hanno deciso di ricorrere all’arma dello sciopero. Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil ed Ugl Tlc, sigle che rappresentano gli impiegati del call center tarantino, ne hanno annunciato uno per mercoledì prossimo, 3 giugno. Gli open space di Teleperformance resteranno dunque vuoti, i lavoratori raggiungeranno via Anfiteatro, dove è previsto che si svolga una manifestazione. La protesta terminerà proprio davanti al Palazzo della Prefettura. Ricordiamo che sono circa 1700 i lavoratori di Teleperformance che hanno un contratto a tempo indeterminato. I sindacati puntano a scongiurare la vendita delle sedi di Roma e Taranto. Per evitare che ciò avvenga è stato chiesto il passaggio a 20 ore di lavoro settimanali e la conferma del vecchio accordo su livelli, scatti di anzianità, Tfr e tredicesima. Nessuna soluzione è stata trovata dal tavolo istituito con i sindacati, i quali si erano detti disponibili a trattare, senza tuttavia fare deroghe al contratto nazionale di lavoro.

Intanto oggi si replica, si tiene in queste ore una nuova riunione, ma le organizzazioni sindacali hanno ritenuto, in ogni caso, necessario lo sciopero del 3 giugno.

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