Cronaca

Cataldo Motta: “Il crimine condiziona il mercato”

Al convegno ha partecipato anche Giancarlo Caselli il quale ha detto che: “Il primo rischio è la contraffazione dei marchi”


“Un’impresa gestita dalla mafia ha un vantaggio competitivo enorme sulle imprese che operano lecitamente perché potrà usufruire di capitali a costo zero provenienti da altre attività criminali”. Così il procuratore capo della Dda di Lecce, Cataldo Motta, nel corso del convegno sul tema “L’agroalimentare nella provincia di Taranto. I rischi dell’illegalità e le opportunità di rilancio” organizzato dalla Fondazione Osservatorio sulla Criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, con il contributo della Camera di Commercio di Taranto e la collaborazione di Coldiretti Puglia. “L’impresa mafiosa – ha spiegato Motta – non rispetta le regole del mercato, non rispetta i contratti collettivi di lavoro, i dipendenti sono in nero, non ci sono conflitti sindacali e i controlli governativi ne risentono.

L impresa criminale conseguirà così posizioni di monopolio sul mercato scacciando le imprese legali. Rifacendoci alla legge di Gresham, la moneta cattiva scaccia quella buona”. Grazie anche al “potere dell’intimidazione – ha aggiunto il procuratore – le organizzazioni criminali riescono ad intrattenere rapporti con il sistema bancario. L’obiettivo è quello di produrre documentazioni false per mascherare la provenienza illecita dei capitali. Questo complicherebbe il lavoro degli inquirenti che puntano a colpire i clan nelle loro ricchezze economiche perché, non dimentichiamolo, il mafioso non teme tanto il carcere, ma di essere colpito economicamente”.

Al convegno è intervenuto anche Gian Carlo Caselli, presidente del comitato scientifico Fondazione Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. “Il primo rischio di illegalità nel settore agroalimentare è rappresentato dal cosiddetto “Italian sounding”, ovvero la contraffazione di marchi e dell’indicazione di provenienza geografica o della denominazione dei prodotti, che fattura 60 miliardi di euro l’anno, con l’imitazione e la falsificazione di prodotti italiani a opera di aziende straniere, ma anche di italiane localizzate all’estero- ha affermato – poi c’e’ il problema dell’Italian laundering, ovvero dei marchi famosi acquisiti da altri rispetto a originari proprietari e, alcune volte, svuotati di qualità, sono pezzi interi della nostra economia che si perdono. Si deve prestare massima attenzione ad eventuali utilizzi di attività di investimento di denaro non trasparente.

C’e’ un terzo profilo specifico- ha precisato Giancarlo Caselli – che interessa molto e non solo Coldiretti: noi paghiamo molti alimenti stranieri, polpa di pomodoro cinese, carne di maiale dell’Est, e questi costituiscono ingredienti che finiscono nei prodotti italiani. E’ praticamente impossibile riconoscere la presenza nel prodotto italiano degli ingredienti stranieri, la loro provenienza, la loro qualità e, quindi, la pericolosità per la salute’’.

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