06 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 06 Maggio 2021 alle 15:58:04

Cronaca

Tragedia all’Ilva, adesso l’accusa è di omicidio

Dopo la morte di Alessandro Morricella, il Sostituto Procuratore De Luca cambia il capo di imputazione per i quattro indagati


E’ morto alle 15,50 di ieri nella rianimazione del Policlinico di Bari Alessandro Morricella, il dipendente Ilva di 35 anni rimasto gravemente ustionato lunedì sera in un incidente verificatosi all’altoforno 2. II lavoratore, dopo un breve passaggio dall ospedale Santissima Annunziata di Taranto, era stato trasferito d urgenza la sera stessa al Policlinico ma le sue condizioni in questi giorni sono sempre rimaste gravissime. Morricella stava eseguendo un controllo della temperatura della ghisa quando e stato investito da una fiammata mista a getti di ghisa. Ha riportato ustioni di terzo grado sul 90 per cento del corpo.

Sull’incidente la Procura di Taranto ha aperto un inchiesta affidata al sostituto procuratore Antonella De Luca. Quattro gli indagati, che adesso risponderanno di omicidio colposo. Diverse le persone già interrogate per ricostruire la dinamica dell incidente che potrebbe essere avvenuto per un anomalo accumulo di gas nell’impianto.

Ma ci sono altri punti da chiarire: per esempio, non sarebbe stata ritrovata la cover che il personale addetto a queste operazioni nell’area di colata solitamente indossa. Lo Spesal dell Asl mercoledì scorso ha effettuato un sopralluogo nell area dell altoforno 2 e ha imposto all Ilva prescrizioni di sicurezza da attuarsi nell arco di 60 giorni. Dopo l’incidente all’Ilva ci sono state 24 ore di sciopero. Morricella, sposato e con due figli, viveva a Martina Franca, comune della provincia di Taranto.

Moltissimi i messaggi di cordoglio, a partire dai sindacati, sino al Comune di Martina, al vescovo Santoro, passando per la politica e le associazioni. “La tragedia di  Alessandro Morricella si è completata quest’oggi, proprio il 12 giugno giornata dedicata nella nostra città alla memoria delle morti sul lavoro. La sua agonia si è protratta per alcuni giorni, conquisterà la prima pagina di quotidiani locali e nazionali poi, ci sarà successivamente il silenzio e, forse, l’oblio. Riaffermiamo che il diritto alla vita viene prima di ogni altro. Il lavoro deve essere come afferma la nostra Costituzione certo, sicuro e dignitoso. Non è possibile morire così a Taranto, a Torino come nel 2007 nella acciaieria della Thyssenkrupp, o altrove.

Resta il dolore innanzitutto per i familiari, la mamma, la giovane moglie ed i figli, i suoi compagni di lavoro. Libera si associa al dolore della famiglia e rinnova il suo impegno a difesa della tutela della vita dei lavoratori e dei cittadini” dice Libera di don Ciotti. “Esprimiamo tutta la nostra vicinanza alla famiglia di Alessandro Morricella, il lavoratore investito in pieno da un violento getto di ghisa in un impianto posto attualmente sotto sequestro dalla magistratura di Taranto. Alessandro, 34 anni, si era trasformato in una torcia umana. Tutti ciò è avvenuto l’8 giugno in quell’Altoforno 2 che doveva essere fermato nel 2012 per ordine della magistratura, assieme a tutta l’area a caldo. Invece l’Altoforno 2 ha continuato a produrre grazie ai decreti e alle leggi battezzate Salva-Ilva che hanno concesso la facoltà d’uso a impianti che sono ancora sotto sequestro” rimarca Peace-Link.

“Con profondo dolore ho appreso la notizia della morte di Alessandro Morricella, il giovane operaio Ilva ustionato dalla fuori uscita di ghisa incandescente lunedì scorso, mentre svolgeva il suo dovere, nell’altoforno 2 dello stabilimento ionico. Durante la Celebrazione Eucaristica di commemorazione delle vittime del lavoro, nel cimitero di Talsano, insieme al comitato promotore “12 giugno”, al Prefetto, ai rappresentanti di Comune e Provincia e a tutti i parenti delle vittime, avevamo ricordato Alessandro, nella preghiera, nella speranza che Dio gli facesse vincere la battaglia più importante.

Purtroppo non è stato così. Stringo paternamente a me la moglie e le due figlie, di 6 e 2 anni.

Non ci sono parole che possano dare conforto ad un dolore tanto grande ma nel giorno in cui la Chiesa celebra il Sacro Cuore di Gesù, ancora una volta, voglio ricordare, nella fede, se non ci fosse Cristo, la morte avrebbe l’ultima parola e potremmo dire di aver perso i nostri cari defunti per sempre, nel nulla. Invece non è così” le parole di monsignor Filippo Santoro.

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