12 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Maggio 2021 alle 06:11:00

Cronaca

Tp e Tct, occhi puntati su Roma

Il caso Taranto torna all’attenzione del governo nazionale: le crisi del call center e del terminal container preoccupano i lavoratori


Sono attese, per oggi, notizie importanti, da Roma, su due delle vertenze che stanno infiammando il fronte lavoro, nella provincia jonica: Taranto Container Terminal e Teleperformance.

Per quel che riguarda il porto, è previsto, intorno alle 18, un altro vertice a Palazzo Chigi, per fare il punto sugli ultimi sviluppi della vicenda. Nei giorni scorsi, l’assemblea dei soci“di Tct aveva ufficializzato la decisione di lasciare Taranto, scegliendo la via della liquidazione della società.

Una scelta che inquieta centinaia di lavoratori, non solo della Tct, ma anche dell’indotto. Le attività dello scalo sono ferme da quando Evergreen, azionista al 40% della società, ha deciso di bloccare l’approdo a Taranto delle navi oceaniche, diversi traffici verso il Pireo sono stati dirottati a Bari, mentre la movimentazione dei container si è fermata nel momento in cui sono stati avviati i lavori di ristrutturazione della banchina.

Per i dipendenti, attualmente in ferie forzate, la cassa integrazione è scaduta lo scorso 28 maggio e lo scenario che si profila è tutt’altro che rassicurante.

Durante l’ultimo incontro a Palazzo Chigi (nell’arco di un mese ce ne sono stati diversi) erano presenti, oltre al Sindaco e al Presidente dell’Autorità Portuale, i rappresentanti sindacali nazionali e locali, il Ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, i sottosegretari Claudio De Vincenti e Teresa Bellanova, il delegato del Mise e responsabile dell’unità gestione vertenze Giampiero Castano.

Nel momento in cui la liquidazione sarà confermata agli organi competenti, si avvierà la fase di consultazione che ha una durata di settantacinque giorni.

Il governo ha assicurato che saranno messi in campo tutti gli strumenti per cercare delle strade alternative, che possano consentire allo scalo portuale di Taranto di riprendere l’attività e poter finalmente divenire uno snodo fondamentale per tutti i traffici nel Mediterraneo.

Si pensa a possibili nuovi investitori, che potrebbero subentrare a Tct, il nome che si fa con sempre maggiore insistenza è quello di Msc, che già conosce il nostro porto.
I rappresentanti delle istituzioni nazionali hanno anche assicurato al Sindaco e all’Autorità Portuale che si farà il possibile per garantire continuità lavorativa agli oltre 500 operatori di Tct.

L’altra questione che tiene con il fiato sospeso la nostra città è la crisi che ha investito Teleperformance, seconda realtà lavorativa, per numero di dipendenti, della provincia, dopo l’Ilva.

Sempre oggi si tiene a Roma, presso la sede di Confindustria, un incontro, per così dire procedurale, tra le organizzazioni sindacali e i vertici di Teleperformance. Domenica si è concluso uno sciopero che ha interessato le ultime due ore di ciascun turno, per quattro giorni consecutivi, e al quale ha aderito l’85% dei dipendenti. Un segnale forte inviato all’indirizzo della dirigenza, in seguito alla decisione della stessa di far confluire i call center di via del Tratturello, a Taranto e quello di via di Priscilla, a Roma, in una bad company. Le due strutture registrano delle forti perdite e se la società non dovesse riuscire a riequilibrarne i bilanci, si potrebbe persino profilare la possibilità della loro vendita. Non un’ipotesi confortante per i circa duemila operatori che lavorano con contratti a tempo indeterminato.

Le richieste che l’azienda avanza ai lavoratori riguardano soprattutto l’orario di lavoro, che sarebbe ridotto a venti ore settimanali, inoltre tra un paio di settimane scade l’accordo firmato nel 2013 e nemmeno sui suoi contenuti c’è concordanza tra dirigenza e sindacati.

Ieri, infine, è arrivata una diffida della Slc Cgil, nei confronti dei briefing aziendali individuali con i lavoratori. Secondo quanto si legge nella nota, proseguirebbero le pressioni dell’azienda nei confronti degli operatori, e in alcuni casi assumerebbero quasi le caratteristiche del mobbing. “Tali modalità non sono tollerabili nei modi e nei contenuti. Vi diffidiamo dal procedere con l’esplicito avvertimento che, qualora si dovesse proseguire, chiederemo all’autorità giudiziaria di verificare la sussistenza di mobbing ai lavoratori”.

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