25 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 25 Gennaio 2022 alle 20:54:00

Cronaca

Teleperformance, otto giorni di sciopero

Il call center di Taranto verso la chiusura: da oggi la mobilitazione dei sindacati. E sono a rischio anche gli stipendi del mese di luglio


I sindacati di categoria Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl Tlc hanno proclamato, da oggi a venerdi’ 26, uno sciopero di due ore per ogni turno (le prime due o le ultime due a scelta dei lavoratori) nel call Center Teleperformance di Taranto.

L’azienda ieri ha confermato ai sindacati le difficolta’ a mantenere aperte alle attuali condizioni le sedi di Taranto e di via di Priscilla a Roma, attualmente in perdita, paventando la chiusura degli stabilimenti e la delocalizzazione. Il management ha proposto da tempo la modifica dei contratti di lavoro e la riduzione del monte ore lavorate da 33 a 20-24.

Ma l’avvio del processo di societarizzazione, ovvero lo scorporo della sede di Parco Leonardo di Fiumicino, unica in attivo, e la conferma delle altre due sedi nella societa’ ‘In e out’ con le commesse minori e l’utilizzo estremo della flessibilita’, preoccupa le organizzazioni sindacali. La stessa azienda, secondo quanto riferito dal segretario della Slc Cgil di Taranto Andrea Lumino, ha comunicato che, a causa della crisi, e’ a rischio anche il pagamento dello stipendio di luglio.

Nel corso della riunione Teleperformance ha ribadito che in questo contesto non potrà proseguire e in assenza di una soluzione concreta, la scelta sarà obbligatoriamente quella di chiudere le sedi Taranto e Roma e lasciare l’Italia, conservando solo il sito di Parco Leonardo, a Fiumicino.

A questo punto, si cerca un sostegno da parte del Governo: la data del 30 giugno, nella quale scade l’accordo siglato nel 2013 si avvicina e i dipendenti non sanno che tipo di situazione si troveranno ad affrontare da luglio in poi.

Per salvare posti di lavoro e commesse sul call center tarantino, Teleperformance chiede la proroga dell’accordo del 2013 in tutti i punti, il passaggio alle 20 ore settimanali e maggiore flessibilità, ovvero preavvisi minimi, obblighi di rimanere a lavoro oltre l’orario, secondo le commesse, e turni spezzati. Condizioni che i sindacati si rifiutano di appoggiare.

Intanto nel pomeriggio di ieri, nel corso del question time, alla Camera, è intervenuto il Ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi. “Ci siamo già attivati con un tavolo sul call center, siamo consapevoli dell’importanza di questa azienda per il territorio pugliese. Confermo l’intenzione di convocare a breve un tavolo con la società”.
Le segreterie nazionali dei sindacati avevano già scritto al Ministero e al Governo, perché si occupassero della questione Teleperformance.

“La guerra è ancora lunga – ha commentato Andrea Lumino, segretario generale della Slc Cgil di Taranto – ma siamo determinati a non mollare la presa”.

Non è la prima volta che Tp minaccia di lasciare l’Italia, che negli anni ha elargito non pochi contributi all’azienda, anche per stabilizzare i dipendenti. Nei primi mesi del 2014, ad esempio, proprio l’azienda annunciò di voler trasferire in Albania la commessa vinta con Eni, per la gestione telefonica del back office. La dirigenza tornò, poi, sui propri passi anche grazie all’intervento dei sindacati. Ora si replica, Taranto deve respingere una nuova minaccia. “Non siamo disposti ad assistere a questo ennesimo ricatto – aggiunge Lumino – e lotteremo con ogni mezzo, sperando di poter contare sull’apporto di tutte le istituzioni, locali e nazionali”. Ad intervenire a sostegno dei lavoratori anche il vescovo Santoro, preoccupato per quella che sarebbe una catastrofe occupazionale.

Ancora nessun nome invece per il porto. La partita con Taranto Container Terminal pare definitivamente chiusa, ma all’orizzonte non si vedono ancora investitori interessati a subentrare a Tct. Ieri durante il vertice, l’ennesimo, a Palazzo Chigi, si è profilata la possibilità di creare una newco, ovvero una nuova compagnia nella quale far confluire Fs Logistica, che si occupa appunto dei servizi di logistica di Ferrovie dello Stato, e un terminalista importante. Nei giorni scorsi era circolato il nome di Msc, che tra l’altro conosce già lo scalo portuale tarantino.

All’incontro di ieri erano presenti il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, il Ministero del Lavoro, con il sottosegretario Teresa Bellanova, il Ministero dello Sviluppo Economico, i sindacati, l’Autorità Portuale e il Comune di Taranto. Ora si tratta di vedere se le possibilità messe ieri sul tavolo del confronto potranno concretizzarsi in progetti reali.

De Vincenti ha annunciato che il Presidente dell’Autorità Portuale, Sergio Prete, ha già prospettato al Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Graziano Delrio, assente all’incontro di ieri, “una serie di indicazioni riguardanti la logistica del porto di Taranto. L’obiettivo è attrarre investitori della logistica, all’interno del piano nazionale”.

Lo scorso 12 giugno sono state avviate le procedure per la liquidazione di Tct, che gestiva in concessione l’infrastruttura portuale e ieri è stata avviata la mobilità per gli oltre 500 operatori del porto. “All’indomani dell’invio delle lettere di messa in mobilità per i lavoratori Tct – ha comunicato a fine riunione una nota ufficiale di Palazzo Chigi – il Governo scende in campo e annuncia ai sindacati che, attraverso l’Autorità Portuale, verrà dato immediato avvio ad un’operazione di scouting al fine di sollecitare manifestazioni di interesse”. 

Dunque è corsa contro il tempo per lo scalo portuale jonico, è necessario trovare nuovi investitori prima che si concludano i 75 giorni previsti dalla procedura di mobilità.
E’ indispensabile che il Governo pensi prima di tutto a difendere i posti di lavoro, cercando un terminalista che possa immediatamente impiegare la parte di banchina disponibile, quella non interessata dai lavori di ristrutturazione.

Le zone che si possono utilizzare dispongono di millecinquecento metri di banchina e fondali a 14 metri.

“La newco dovrebbe presentare un piano industriale – ha dichiarato De Vincenti – indicando le attività che porta su Taranto, i ritmi di assorbimento dei lavoratori e gli investimenti che dovranno andare in parallelo con il piano infrastrutturale che interessa il terminal, tra banchina e dragaggio dei fondali”.

La decisione di Tct è conseguenza forse dei dissidi interni alla società; le azioni erano di proprietà di Hutchinson Whampoa, al 50%, Evergreen al 40% e Gruppo Maneschi, con il 10%. Sono già stati nominati tre liquidatori di uno studio professionale di Roma, la fase di consultazione, come già sottolineato, ha una durata di 75 giorni. Entro due o tre settimane ci sarà un nuovo incontro a Palazzo Chigi e forse si potranno conoscere i nomi di alcuni dei probabili investitori.

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