17 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Ottobre 2021 alle 22:58:00

Cronaca

Vicenda Teleperformance, “Noi non ritiriamo la diffida”

Aspro botta e risposta tra l’azienda ed i sindacati. E’ a rischio anche il vertice romano di giovedì


“Non accettiamo alcun tipo di ricatto da parte di Teleperformance. La diffida – a firma di Slc Cgil ed Ugl Telecomunicazioni-  non la ritiriamo perché la nostra presa di posizione non è di natura ideologica né un tentativo di ostacolare un confronto”. E’ quanto di legge in una nota delle Rsu Ugl Telecomunicazioni di Teleperformance.

“La diffida rimane lì perché le condizioni di un accordo, che vada da luglio in poi, devono essere negoziate e non arrogantemente imposte, si legge ancora nella nota. Il multiperiodale non è un fatto scontato, non è uno strumento oramai acquisito. Il multiperiodale è un pezzo di un accordo che scade il 30 giugno e che dovrà essere totalmente ricontrattato. Se Teleperformance sta valutando la propria presenza al tavolo, prendiamo atto dell’irresponsabilità che sta manifestando. Al Ministero del lavoro, ognuna delle parti rappresenterà le proprie esigenze. Noi in difesa della occupazione e loro in difesa dei capitali e degli investimenti. Piuttosto che schiacciare o tritare i lavoratori, anche attraverso minacce di ogni tipo, spiegassero perché non è mai stato diffuso un comunicato o fatto un attacco nei confronti  di quel mondo politico che dopo i festini e le promesse, ha abbandonato la società ed i lavoratori. Qualcuno ci dicesse perché il Management non ha avuto il coraggio di denunciare i committenti che indicono gare al di sotto del costo del lavoro. Piuttosto che diffondere paura, qualcuno ci spiegasse perché nel 2014 a Taranto sono stati ricevuti più volumi del monte ore complessivo dei contratti presenti in quella sede e contestualmente si son persi ricavi. Se qualcuno pensa di imbavagliare il sindacato o di tenerlo di buon conto solo al momento della firma degli accordi, ha sbagliato interlocutore. Con noi dovete venire a trattare, non c’è nulla di scontato, nè nulla di cui potete liberamente appropriarvi”.

A dar fuoco alle polveri era stata una nota dell’azienda. “Se le Segreterie territoriali di Slc Cgil ed Ugl Telecomunicazioni non ritireranno la diffida inviata sabato mattina, con tanto di minaccia di art. 28, l’azienda non parteciperà al tavolo ministeriale richiesto dai sindacati e convocato per il 25 giugno.

Come anticipato a chiusura dell’incontro tenutosi alla Unione degli Industriali del Lazio il 17 giugno, è stata infatti pubblicata la pianificazione dei turni successivi al 30 giugno, contestualmente alla approvazione del piano ferie estivo, con la nota che in caso di mancato o diverso accordo, i turni dal 01 luglio e le ferie approvate potrebbero subire delle variazioni.

La diffida arriva peraltro dopo una intera giornata, quella di giovedì 18, trascorsa con la dichiarazione di 8 giorni di sciopero per un malinteso sul pagamento degli stipendi di luglio causato da una intervista rilasciata il giorno prima da una Rsu della Slc Cgil su alcuni quotidiani locali in cui, in modo irresponsabile, veniva affermato che ‘l’azienda dice che sono a rischio gli stipendi del prossimo mese’.

L’azienda, come ribadito nei successivi comunicati al personale e alla stampa, non si è mai sottratta al proprio dovere né ha mai dichiarato di volerlo fare: qualora non fosse ancora chiaro, la trattativa non verte sul pagamento di una mensilità ma sul futuro della sede tarantina. A scanso di futuri equivoci, siamo a precisare che qualora l’azienda decidesse di procedere con la chiusura della sede di Taranto come esito della attuale vertenza, saranno rispettati tutti gli obblighi di legge.

Sorprende quindi la posizione delle Segreterie territoriali di Slc Cgil ed Ugl Telecomunicazioni, che con la diffida di questa mattina continuano a rifiutarsi di comprendere sia la gravità della situazione attuale (che ha bisogno di soluzioni di lungo periodo e non di roboanti iniziative) sia la modalità con cui una azienda di servizi deve organizzarsi per gestire le telefonate, nel nostro caso, quando arrivano e non quando è più gradito. L’azienda appartiene ad un gruppo quotato in borsa con lo scopo di produrre utili: il board decide di ristrutturare o chiudere le filiali che perdono soldi, potenziando invece quelle che sono in grado di generare utili.

Da anni la sede tarantina rappresenta una minaccia per il gruppo ed il management ha il dovere di trovare immediatamente una soluzione: chi continua a descrive questa posizione come ”un ricatto” si rifiuta di accettare l’idea che una azienda abbia senso solo se capace di generare ricchezza. Si segnala inoltre che per martedì sera è stata convocata una riunione straordinaria del CdA di cui non sono ancora stati resi noti i punti all’ordine del giorno.

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