Cronaca

Profughi, rivolta degli autisti dell’Amat: «Temiamo la scabbia»

Protestano i sindacati. Chiesti chiarimenti all'azienda


“Apprendiamo notizie attraverso mezzi di comunicazione che per l’ennesima volta alcuni autobus dell’Amat di Taranto con i relativi autisti sono stati messi a disposizione per i profughi al porto di Taranto. E’ anche noto che agli stessi extracomunitari è stata riscontrata la malattia infettiva chiamata Scabbia”.

E’ quanto scrivono, rivolgendosi ad Amat, Asl e Prefettura, i sindacati di categoria Faisa Cisal, Ugl Trasporti e Sinai. “E’ doveroso ricordare” rimarcano “che il personale autista dipendente della Società Amat è stato assunto per assolvere all’obbligo del Trasporto Pubblico Locale e non al trasporto degli extracomunitari e non solo, dagli ultimi dati in nostro possesso risulterebbe che un importante numero di bus non è in esercizio per deficit tecnico, ne deriva che una altrettanto percentuale di chilometri non sarebbero effettuati. Inspiegabilmente notiamo un vero contro senso: la sottrazione di ulteriori bus al servizio della città per far fronte all’emergenza profughi, significherebbe dire, bus ancora in meno. Per le ragioni esposte e ritenendo del tutto anomalo e contraddittorio quanto accade, siamo a chiedere un incontro urgente nella quale la società spieghi con quale criterio si svolge il servizio nella città di Taranto. A questo si aggiungono gli episodi di aggressione ai lavoratori, non ultimo quello accaduto ad un verificatore titoli di viaggio ed al vigilante, che hanno tra l’altro, riportato ferite guaribili in più o meno venti giorni”.

Sugli immigrati, comunque, la polemica è feroce. Continua in maniera massiccia ed incessante, l’afflusso di clandestini ed aspiranti  profughi, sul nostro territorio nazionale, dal Canale di Sicilia e dalle frontiere del nord-est. Navi di Paesi europei, raccolgono in mare, migranti  che, con  gommoni o altro, cercano di raggiungere la nostra costa,  e dopo averli caricati, rotta, ovviamente, per un porto italiano. I Paesi Ue discuto se e come accogliere 40.000 profughi, alcuni di essi, non vogliono  accogliere nessuno, ma forse nessuno ha considerato che in Italia, 40.000 migranti, arrivano, in un mese  circa. Così ha dichiarato il presidente nazionale del Libero Sindacato di Polizia (Li.Si.Po.), Antonio de Lieto. E’ sempre più difficile  assicurare un tetto, pasti regolari e quant’altro, ad una messa di persone, con lingue e religioni diverse, di cui   molti, esigenti  e pronti ad inscenare manifestazioni. C’è da chiedersi: se  non gradiscono il nostro cibo, gli abiti che doniamo, l’accoglienza in genere, perché non sono rimasti a casa loro? L’Italia e gli italiani – ha continuato de Lieto hanno tanti problemi e non sono nelle condizioni di soddisfare le esigenze di questi “ospiti”. Forse – ha concluso de Lieto – è il caso che il Governo, pensi  ai nostri poveri, ai nostri senza casa, ai nostri disoccupati, ai nostri pensionati, se poi è possibile, si aiuti  coloro che hanno  bisogno, a casa loro.

“La situazione nella quale versa il Centro di Prima Accoglienza Straordinario Pala Ricciardi è paradossale perché – seppure grazie alla quotidiana opera della protezione civile e all’attiva partecipazione di volontari e volontarie, si riesce con difficoltà a fare fronte ai bisogni primari di donne, uomini e bambini in fuga dalla guerra e dalla povertà – l’inadeguatezza dell’intervento da parte delle Pubbliche Istituzioni è purtroppo una costante nella non adeguata gestione del transito di migranti. Il Pala Ricciardi, è bene ricordarlo, non è un edificio progettato per adempiere all’accoglienza e soggiorno di un elevato numero di persone che, in alcuni casi da diversi mesi, attendono di conoscere la loro meta futura. A causa della sua originaria destinazione d’uso, il Pala Ricciardi non risponde, ad oggi, agli standard minimi che possano rendervi possibili transito e permanenza”. Così Luca Contrario (Welcome Taranto).

“Può una situazione sociale dalla così evidente importanza essere gestita grazie al solo intervento, encomiabile ma non risolutivo, di volontari e volontarie? Possono le Pubbliche Istituzioni continuare a sottrarsi alle proprie responsabilità politiche e sociali e continuare a negare la programmazione di interventi che vadano al di là della distribuzione dei pasti e delle pulizie degli ambienti? Il rischio è evidente: a ormai un anno di tempo rispetto all’apertura, il cui impiego era stato immaginato per permanenze brevi nell’attesa dei trasferimenti dei migranti nei centri di accoglienza definitivi, Il Pala Ricciardi ospita invece oggi anche persone,  che hanno già formalizzato la loro richiesta di asilo e alle quali non sono riconosciuti i diritti del loro status quali: assistenza psicologica, legale e diaria. Per questa ragione, accanto alla denuncia delle condizioni di vita dei migranti che alloggiano presso la struttura in oggetto, e dopo aver sottolineato la centralità della funzione del volontariato nella gestione di questa complicata situazione, è necessario chiedere con forza l’intervento delle Istituzioni affinché garantiscano con urgenza le condizioni abitative e di accoglienza dignitose, sia per gli uomini che per le donne, prendendo atto inoltre, che queste soffrono, più di qualsiasi altro ospite, della disagevole situazione di promiscuità”.

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