19 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Settembre 2021 alle 22:57:00

Cronaca

Il Gip: no alla facoltà d’uso. L’Ilva verso lo spegnimento dell’Altoforno 2

Convalidato il sequestro dell'impianto. Intanto oggi a Milano stop all’udienza fallimentare: “Ci sono troppi creditori, più che nel procedimento per la Parmalat”


Mazzata sull’Ilva.

Il giudice delle indagini preliminari, Martino Rosati, ha convalidato il sequestro dell’Altoforno 2 e – particolare decisivo – confermato il no alla facoltà d’uso.

Adesso l’azienda si rivolgerà al Riesame, ma è chiaro che le conseguenze, per il Siderurgico, sono tutte da verificare, con Afo/1 e Afo/5 già fermi per i lavori dell’Aia e Afo/3 già dismesso da tempo. Resta il solo Afo/4: secondo molti analisti, è impossibile per un impianto come quello tarantino operare con un solo altoforno.

Nell’incontro dei giorni scorsi con i sindacati metalmeccanici l’Ilva ha lasciato per ora tutto in sospeso anche sul piano occupazionale. Da rilevare che contro lo stop definitivo dell’altoforno 2, che trascinerebbe dietro di se anche il resto del siderurgico, hanno già preso posizione i sindacati e Confindustria Taranto, la quale in un nota ha giudicato “punto di non ritorno” lo spegnimento dell’altoforno. Tutto nasce dalla tragica morte di Alessandro Morricella. L’operaio, l’8 giugno scorso, mentre era addetto a prelevare la ghisa per sottoporla al controllo della temperatura, riporto’ ustioni di terzo grado sul 90 per cento del corpo. E’ morto il pomeriggio del 12 giugno nella rianimazione del Policlinico di Bari dove era stato trasferito la sera stessa dell’8 giugno. Sono dieci gli indagati della Procura, accusati di omicidio colposo; tra loro il direttore del siderurgico di Taranto, Ruggero Cola.

UDIENZA FALLIMENTARE A MILANO
Sono previste oltre 20mila istanze di insinuazione al passivo da parte di altrettanti creditori, tra cui migliaia di dipendenti, nei confronti dell’Ilva di Taranto finita in amministrazione straordinaria dopo aver accumulato un ‘rosso’ di circa 2,9 miliardi. La maxiadunanza dei creditori prevista per oggi davanti al Tribunale fallimentare è stata rinviata per ragioni organizzative al 27 novembre. E’ stato spiegato, infatti, che il procedimento potrebbe superare per mole di istanze quello del crac Parmalat. Oggi, infatti, il giudice della sezione fallimentare Caterina Macchi ha spiegato ai legali di alcuni creditori che hanno presentato istanza, tra cui fornitori e dipendenti dell’Ilva ma anche professionisti e istituti di credito, che per “ragioni organizzative”, atteso un numero di istanze che potrebbe “superare la cifra di 20mila”, è stato necessario posticipare l’inizio del procedimento con l’apertura della cosiddetta adunanza dei creditori al 27 novembre prossimo. Una “verifica su potenziali creditori di queste dimensioni”, è stato spiegato ai legali dalla sezione fallimentare, “non c’è mai stata qua a Milano, probabilmente nemmeno per il caso Parmalat”. Sul sito www.gruppoilva inas.it, tra l’altro, il gruppo, che è in amministrazione straordinaria da alcuni mesi, ha già realizzato “uno strumento di informazione sullo stato della procedura” per gestire il “flusso informativo”, che crescerà da qui a novembre, con i potenziali creditori che hanno fatto o devono ancora presentare domanda di insinuazione al passivo.

Sono stati, infatti, gli stessi commissari straordinari dell’Ilva, che presenta una “esposizione debitoria complessiva pari a circa 2,9 miliardi di euro”, a chiedere il “differimento dell’adunanza” e del “termine di deposito delle domande” e il collegio di giudici (Macchi-D’Aquino-Macripò) ha accolto la richiesta data, come si legge nel provvedimento, “la particolare ampiezza del ceto creditorio”. Basta, come scrive il collegio, “considerare l’elevatissimo numero di avvisi da inoltrarsi a mezzo raccomandata, essendo oltre 15mila i dipendenti destinatari della predetta comunicazione, e molto numerosi i creditori esteri”. E ciò comporta una “situazione di sovraccarico gestionale” per l’Ilva che, nel frattempo, deve proseguire anche con “l’attività di impresa”.

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