06 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 06 Agosto 2021 alle 00:03:00

Cronaca

Verso una “guerra di trincea” tra sindacati e Teleperformance

Cresce l'attesa per attesa le decisioni che saranno prese venerdì prossimo a Roma


Teleperformance: in attesa di quel che si deciderà venerdì prossimo, a Roma, le posizioni di azienda e sindacati restano immutate.

Due giorni fa, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, si è tenuto un incontro interlocutorio, tra le parti, che non ha prodotto sostanziali novità.

Il management di Teleperformance continua a ritenere indispensabile la proroga dell’accordo firmato nel 2013, un’estrema flessibilità sui turni, con preavvisi minimi e una serie di rinunce da parte dei dipendenti: i primi tre giorni di malattia non retribuiti e la timbratura in postazione.

I sindacati, da parte loro, rifiutano il rinnovo dell’accordo del 2013 e le condizioni, poste dall’azienda, che escano dal solco del contratto nazionale di lavoro. In ballo non c’è solo il destino di circa tremila lavoratori della provincia jonica; se il call center di via del Tratturello dovesse chiudere, le conseguenze per un territorio già martoriato da vertenze di ogni genere, sarebbero catastrofiche.

La partita Teleperformance si gioca in realtà su un terreno ben più ampio, perché riguarda l’intero settore dei call center. “In questo quadro il governo non può stare fermo – ribadisce il segretario territoriale della Slc Cgil, Andrea Lumino – è innegabile che nella riunione del 25 giugno abbia avocato a sé, il cerino della vertenza: la nostra risoluzione passa realmente solo dalla regolamentazione del settore. I call-center non possono più vivere in una giungla senza regole. Se non si interviene sulle regole non siamo disponibili a chiedere ai lavoratori ulteriori sacrifici e qualcuno si assumerà le responsabilità di una conclusione non positiva della vicenda”.

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