26 Febbraio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 25 Febbraio 2021 alle 19:45:35

Cronaca

“Sull’Ilva servono le risorse”

Il presidente di Confindustria, Enzo Cesareo, nella nostra redazione


Non è possibile pensare, oggi, alla chiusura dell’Ilva, ma il risanamento ambientale è una condizione essenziale perchè l’acciaieria continui a produrre. E sul porto, altro polo di sviluppo del nostro territorio, bisogna capire cosa vogliamo fare da grandi.

Ospite della nuova redazione di Buonasera Taranto, il presidente di Confindustria Taranto Vincenzo Cesareo parla a 360 gradi dell’economia ionica. Cesareo è stato designato per la riconferma alla leadership degli industriali tarantini – verrà ‘ufficializzata’ il prossimo 16 luglio, è l’unico candidato alla presidenza – dopo un primo mandato non facile, viste le tante emergenze. “Mi aspetto un lavoro altrettanto intenso”, dice.

L’emergenza più grande, a Taranto, è senz’altro quella che ruota attorno all’Ilva. Otto decreti non sono bastati a eliminare un senso di “provvisorietà” attorno all’acciaieria più grande d’Europa. Perchè?
“Senza risorse non c’è decreto che tenga, e abbiamo appreso la notizia del ricorso delle figlie di Emilio Riva, che blocca il rientro in Italia di quel miliardo e 200 milioni che dovrebbero essere usati per l’ambientalizzazione, fondamentale per mantenere in esercizio la fabbrica. Se l’Ilva non fosse resa ecocompatibile, saremmo i primi a non volerla in funzione”

Ilva sì, ma non a tutti i costi?
“Ilva sì ed a tutti i costi, invece, ma nel senso che da cittadino di Taranto, prima che da presidente di Confindustria, io pretendo le risorse per l’ambientalizzazione del territorio, e pretendo un adeguato ristoro per questo territorio. Lavoro e salute sono importanti allo stesso livello: agli ambientalisti che vanno in bicicletta ricordo che le bici sono fatte d’acciaio”

Al nuovo presidente della Regione, Michele Emiliano, che domani terrà a Taranto la sua prima giunta, cosa chiede Confindustria?
“Di prendere a cuore il nostro comparto economico, ma senza assistenzialismo: non ci serve. Taranto ha una sua vocazione, che è quella industriale, che certo può essere diversificata e per certi versi ‘alleggerita’, valorizzando la risorsa-industria nel suo complesso, in ogni sua sfaccettatura, dall’industria suderurgica a quella culturale, sino all’agroalimentare”.

Un’industrializzazione ‘leggera’ è quella che ruota, ad esempio, alla retroportualità e di un ‘porto globale’ che può essere occasione di sviluppo. Confindustria è pronta ad accettare una sfida di questo tipo?
“Certamente. Anche se su questo dobbiamo capire cosa vogliamo fare da grandi. Non si può dire sì alla retroportualità e no a progetti come Tempa Rossa che – guardando i dati – sono a impatto ambientale zero. Non si può rifiutare un parco eolico, con dei ripensamenti basati su pressioni di movimenti che definisco pseudoambientalisti. La sfida della retroportualità potrebbe portare a progressi anche all’indotto dell’agroalimentare. Noi siamo pronti, ed anche per questo abbiamo varato la smart-area”.

L’industria è anche industria culturale, delega affidata peraltro all’assessore tarantino Gianni Liviano nel nuovo esecutivo regionale. Ma Taranto non ha, a differenza di Bari e Lecce ma anche di Foggia, un’Università autonoma, ed anzi si parla di corsi a rischio. Confindustria può fare qualcosa su questo?
“Il tema dell’autonomia mi appassiona poco, anche perchè Università e Politecnico hanno mostrato vicinanza al territorio. Invece, le dico il mio sogno: sentire parlare di Taranto non più come città dei veleni, ma come laboratorio ambientale. Per farlo, serve ricerca. E per fare ricerca servono anche grandi industrie ed imprese. E, soprattutto, serve che il territorio faccia squadra”.

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