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21 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 21 Maggio 2022 alle 07:14:22

Cronaca

Petrolio, assalto allo Ionio. Il dossier di Legambiente

In dieci giorni dal governo via libera a 10 decreti per prospezione e ricerca di idrocarburi. Il documento presentato da Goletta Verde, che dà voce a una petizione


Un dossier con numeri, protagonisti, localizzazione, estensione. Legambiente ha presentato a Polignano a Mare, durante il festival “Il libro possibile” lo studio sulle ricerche petrolifere al largo della Puglia.

«Un vero e proprio assalto al mare da parte delle compagnie petrolifere» lo descrive l'associazione ambientalista. Il fronte del "no" ha una voce in più, quella di Goletta Verde, l'imbarcazione di Legambiente che analizza lo stato di salute dei nostri mari. A borso sono saliti, nei giorni scorsi, i sindaci dei comuni del Gargano.

«Il rischio – afferma Legambiente – è altissimo: oltre 122mila chilometri quadrati, corrispondenti all’estensione di tutta Inghilterra, potranno ora essere sottoposte ad attività di prospezione e ricerca attraverso indagini sismiche. Il tutto grazie agli 11 recenti decreti per il nulla osta ambientale che riguardano tredici aree marine tra Adriatico, Ionio e Canale di Sicilia».

Sono 52 – si apprende dal dossier – le istanze di permesso di ricerca e le istanze di prospezione presentate dalle diverse compagnie petrolifere nei nostri mari: ricerche che saranno eseguite con la discussa tecnica dell’airgun, il cui fortissimo rumore – ribadiscono sempre più studi scientifici – può provocare danni ed alterazioni comportamentali, talvolta letali, in specie marine assai diverse, in particolare per i cetacei, fino a chilometri di distanza. «In tutti i casi finora censiti – spiega Legambiente – gli studi hanno accertato la connessione tra lo spiaggiamento e le ricerche petrolifere attraverso airgun attive nell’area. Senza calcolare i danni economici alle attività di pesca».

Una tecnica osteggiata, quella dell'airgun, e di cui si chiede al governo Renzi e alla sua maggioranza la messa al bando. La petizione lanciata dall'associazione ambientalista in una sola settimana ha già superato 25mila adesioni.

Nel frattempo, continuano a giungere via libera alle ricerche. «In soli dieci giorni, da 3 al 12 giugno – denunciano gli ambientalisti -, i ministri dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e dei beni e delle attività culturali e del turismo hanno firmato dieci decreti che formalizzano la chiusura con esito positivo di altrettante procedure di Valutazione di impatto ambientale riguardo richieste di permessi di prospezione o ricerca nel mar Adriatico.

Le conseguenze di questi atti sono il nullaosta ambientale su attività di ricerca per idrocarburi in un’area complessiva di 4.782 chilometri quadrati concentrata soprattutto in Adriatico meridionale: 6 provvedimenti, tutti facenti capo alla Northern Petroleum Ltd, riguardano aree situate di fronte le coste pugliesi per 4.644 chilometri quadrati. Sempre in Puglia, altri 30.580 chilometri quadrati sono destinati ad attività di prospezione (2 decreti di Via riguardano infatti la richiesta della Spectrum Geo Limited e della Petroleum Geoservice Asia Pacific)».

Ad oggi tra le Marche e la Puglia sono attive 21 concessioni di estrazione di idrocarburi (gas e petrolio). «Di queste – specifica Legambiente –quelle da cui si estrae petrolio sono 3, per un totale di 1.127 chilometri quadrati di estensione, 8 piattaforme e 34 pozzi produttivi. Per quanto riguarda la Puglia i titoli appartengono all’Eni (FC2AG – ubicato di fronte le coste al largo di Brindisi che ha prodotto 227.430 tonnellate di greggio nel 2014, corrispondenti al 30% della produzione a mare ed al 4% della produzione totale nazionale a terra e mare)».

La ricerca di idrocarburi oggi vede, invece, attivi 2 permessi già rilasciati di fronte alla Puglia di estensione pari a 1.469 chilometri quadrati. Ci sono inoltre 20 istanze di permesso di ricerca – a diversi stadi dell’iter amministrativo – che incombono sulle coste italiane adriatiche;  nove istanze riguardano le coste pugliesi (a largo di Bari) per un totale di 6.161 chilometri quadrati.

«Nuove attività di ricerca e di estrazione di idrocarburi comporterebbero un impatto devastante non solo per l’ecosistema marino ma anche per le attività che oggi costituiscono una preziosa risorsa economica per la Puglia, come la pesca e il turismo» commenta Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia.

Il dossier completo è disponibile sul sito web di Legambiente.

 

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