Cronaca

Call center, sarà battaglia. La Cgil in trincea

Dopo il mancato accordo tensione altissima nello stabilimento di Taranto della multinazionale francese


“Non siamo arrivati ad un accordo perché l’azienda chiede misure fuori contratto e non sono disponibili alla contrattazione sindacale. La vertenza non è finita perché noi un accordo lo vogliamo trovare ma senza schiavizzare i lavoratori. Teleperformance sostiene che se non si risolve la situazione governativa con i committenti non rimane in Italia e chiude.

L’azienda, secondo noi, pensa a un periodo in cui sottoporre i lavoratori ai contratti di solidarietà per risparmiare e poi utilizzare il “multiperiodale” per chiedere sacrifici agli operatori costringendoli ad accettare il passaggio a 20-24 ore”. Così Andrea Lumino, Slc Cgil, dopo il mancato accordo per la vertenza Teleperformance. “L’azienda non vuole trattare ma vuole imporre solo le sue condizioni fuori dalla legge per far pagare ai lavoratori estremizzando la flessibilità e costringere tutti a 4 ore – dice Lumino – Condizioni per i lavoratori che inevitabilmente si trasformerebbero in licenziamenti o assenteismo.

Entro tre mesi l’azienda dovrà dare seguito, se lo vorrà, alla societarizzazione. Per i lavoratori si torna alle condizioni prima del gennaio 2013. Si riprende livello, conteggio scatti, Tfr e tredicesima: i lavoratori con contratto a 33 ore fanno 4 giorni a 6,5 ore e un giorno a 7 ore; chi lavora 30 ore sarà impiegato 5 giorni a 6 ore”. Dopo quasi 17 ore di trattativa al ministero del Lavoro, in una riunione presieduta dal sottosegretario Teresa Bellanova non è stato raggiunto alcun accordo sulle sedi del call center Teleperformance di Taranto e di via di Priscilla a Roma, che l’azienda intende ridimensionare o addirittura chiudere perchè in perdita. Lo stabilimento di Taranto occupa 1700 dipendenti diretti e circa 1000 a progetto e rappresenta la seconda realtà lavorativa nel capoluogo ionico.

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