Cronaca

Processo Ilva, si decide giovedì

Il verdetto è slittato dopo un’udienza lunghissima, andata avanti oltre dieci ore. Ultime battaglie legali prima della decisione del gup


Slitta a giovedì 23 luglio la decisione del gup del tribunale di Taranto Vilma Gilli per l’inchiesta Ambiente svenduto sul presunto disastro ambientale che sarebbe stato provocato dallo stabilimento siderurgico Ilva. L’udienza di ieri, che avrebbe dovuto sancire la fissazione di un eventuale processo per gli imputati (44 persone fisiche e tre società) e la sentenza per altri cinque giudicati con rito abbreviato, è andata avanti per 10 ore circa tra repliche difensive e dichiarazioni spontanee di alcuni imputati, imponendo un supplemento di udienza per conoscere la decisione finale del giudice.

L’udienza è stata caratterizzata soprattutto dalle dichiarazioni spontanee, spesso con toni appassionati, del direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, e dell’ex assessore regionale pugliese all’Ambiente Lorenzo Nicastro, seguite da quelle dell’ex consulente della Procura Roberto Primerano. “Mi si accusa di aver venduto la salute dei cittadini di Taranto”, passando “da eroe a traditore. Io nego che ci sia stato qualsiasi tipo di arrendevolezza nei confronti dell’Ilva”, ha sostenuto Assennato, imputato di favoreggiamento personale nei confronti dell’ex presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, a sua volta accusato di concussione aggravata in concorso.

“Arpa e io stesso – ha aggiunto Assennato – abbiamo sempre mantenuto la schiena dritta per tutelare la salute dei cittadini”. Quanto al fatto specifico contestato, il dirigente ha riferito di ricordare una convocazione in Regione per una conferenza stampa, ma non il giorno preciso, sottolineando che attese molto prima di andar via. Secondo la Procura di Taranto, invece, il 15 luglio 2010, Assennato – che ha sempre detto di non aver subito alcuna pressione o intimidazione per favorire l’Ilva – sarebbe stato lasciato attendere “fuori dalla porta” volutamente, venendo ammonito da un funzionario regionale su incarico dello stesso Vendola. Governatore che, ha detto Assennato, fu da lui indicato quale “responsabile politico” per la situazione tarantina in un’intervista rilasciata nel 2013 ad un quotidiano nazionale.

Appassionata anche la difesa dell’ex assessore pugliese all’Ambiente, Lorenzo Nicastro, magistrato in aspettativa, che ha reso dichiarazioni spontanee dinanzi al giudice. “Non è vero che ho ‘negato recisamente’, come ha detto la Procura, che Assennato fosse presente alla riunione del 15 luglio 2010. Ho detto – ha rilevato – che non avevo memoria di quella presenza. L’avevo già detto anche alla Guardia di finanza quando ero stato sentito come persona informata sui fatti e, nonostante i miei 30 anni di magistratura, non avevo capito che stava per scattare la ‘tagliolà”. Nicastro è imputato di favoreggiamento personale e sarà giudicato con rito abbreviato; la Procura ha chiesto per lui 10 mesi di reclusione. “All’epoca dei fatti contestati – ha aggiunto Nicastro – ero assessore solo da un mese, non conoscevo nulla delle dinamiche regionali, ignoravo ad esempio che il dg dell’Arpa fosse di nomina presidenziale”.

L’ex assessore ha concluso chiedendo al gup di assolverlo, restituendogli in tal modo “la dignità di magistrato”.

Una delle ultime repliche difensive ha riguardato il governatore uscente della Puglia, Nichi Vendola, accusato di concussione aggravata in concorso.
Il suo legale, l’avv. Vincenzo Muscatiello, ha chiesto al giudice di pronunciare sentenza di non luogo a procedere per insussistenza del fatto. “Un esito tanto più necessario – ha spiegato – alla luce della replica dei pubblici ministeri che, pur avendo contestato la concussione, non hanno potuto dimostrare alcun effetto concussivo al punto di dover ripiegare nella contraddittoria contestazione di un semplice tentativo di concussione”. Giovedì terminerà l’attesa per la decisione del giudice, dopo 13 mesi di udienza preliminare.

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