28 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Settembre 2021 alle 21:49:00

Cronaca

Processo a Pietro Vella, la sentenza è da rifare

La Cassazione: non fu concussione per induzione, ma un tentativo di concussione. Le pene adesso dovranno essere riqualificate


Processo da rifare. O, meglio, pene da rideterminare, dopo la sentenza della Cassazione, nel procedimento che vede imputati l’ex presidente di sezione del Tribunale civile di Taranto Pietro Vella e l’avvocato tarantino Fabrizio Scarcella. I due furono condannati in appello per concussione, il primo a 3 anni ed il secondo a 2 anni e 2 mesi per aver chiesto una tangente da 8mila euro al titolare di un distributore di carburanti promettendogli in cambio di “aggiustare” una causa civile contro un colosso petrolifero.

La Cassazione però ha derubricato il reato da concussione per induzione a tentata concussione per induzione: sarà la corte d’appello di Salerno a dover rideterminare le pene, che saranno ovviamente – e di molto – più basse. A difendere Vella gli avvocati Petrone e Iadecola; per Scarcella c’erano De Feis e Balistreri.

Il magistrato e il legale vennero arrestati dai carabinieri mentre Scarcella consegnava a Vella la somma di 2.000 euro, che costituiva parte della prima tranche di una tangente che un benzinaio sarebbe stato costretto a pagare per ottenere una sentenza favorevole.

Altri 2.000 euro vennero trovati nell’abitazione di Scarcella; il benzinaio finse di sottostare alla richiesta informando invece i carabinieri e facendo così scattare l’inchiesta della Procura della Repubblica di Potenza, competente ad indagare sui magistrati di Taranto.

Secondo quanto accertato dai carabinieri, l’avvocato fece avvicinare da un suo collaboratore il titolare di una stazione di servizio che aveva un contenzioso con una compagnia petrolifera.

Al benzinaio, costituitosi parte civile tramite l’avvocato Emidio Attavilla, venne paventata l’ipotesi di una visita ispettiva dell’Agenzia delle Entrate, seguita dal consiglio di rivolgersi allo stesso avvocato per risolvere la vicenda. Il benzinaio accettò l’invito, ma a quel punto gli arrivò la proposta del legale di pagare una tangente di 8.000 euro, denaro che l’avvocato avrebbe dovuto spartire con il giudice al quale era affidata la causa, per pilotarne la decisione. Il titolare della stazione di servizio finse di sottostare alle pretese, riferendo tutto ai carabinieri. Così scattò la trappola, con il benzinaio che si presentò all’appuntamento per la consegna della prima tranche della tangente dopo che le banconote erano state fotocopiate e munito di una microcamera con la quale filmò tutto. Gli arresti scattarono qualche ora dopo, quando giudice e avvocato si incontrarono per dividersi i soldi. Ora la condanna è stata confermata ma la pena sarà notevolmente ridotta.

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