04 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Dicembre 2021 alle 17:42:00

Cronaca

Lamarée, rischiano 50 lavoratori

Dopo il dissequestro, le lentezze burocratiche possono bloccare l’iter dei lavori necessari al proseguimento delle attività dello stabilimento


Le pastoie burocratiche mettono a rischio il prosieguo dello stabilimento balnerare Lamarée (l’ex Puerto Higo Chumbo) di Lama. Il caso prende inizio il 14 maggio scorso, quando il Nucleo difesa mare della Capitaneria di porto di Taranto, con la collaborazione della Polizia locale di Taranto, esegue un decreto di sequestro preventivo emesso dal gip del tribunale nei confronti dello stabilimento balneare, in relazione all’occupazione demaniale dallo stesso realizzata in quel tratto di costa.

Le indagini, spiegarono dalla Capitaneria, permisero di accertare la presenza su pubblico demanio marittimo di numerose opere illegali (strutture in legno e metalliche, una piattaforma di 350 metri quadri, camminamenti, pedane e passerelle in legno ancorate con struttura metallica infissa negli scogli, una discesa a mare di 30 metri di lunghezza ed uno di larghezza, realizzate in area sottoposta a vincoli paesaggistici e idrogeologici e in assenza dei prescritti titoli abilitativi. Sia il precedente che l’attuale amministratore unico della società titolare dello stabilimento vennero denunciati per la abusiva occupazione di area demaniale marittima, per la realizzazione di opere non autorizzate e per le ipotesi di reato di natura edilizia e paesaggistica.

Il successivo ricorso, però, permise allo stabilimento di ottenere il disco verde e di avviare le attività per la stagione estiva, pur in presenza di precise prescrizioni da ottemperare.

Ed è qui che la cosa si fa paradossale. Perchè se da parte della direzione dello stabilimento si è provveduto alle necessarie incombenze, mancherebbe l’ok degli uffici comunali preposti, con il rischio che si ‘sforino’ i tempi disposti dalla magistratura – entro fine mese – e si debbano fermare le attività. Ed a rischiare sarebbero soprattutto i 50 lavoratori, tra diretti e stagionali, impegnati a Lamarée. L’auspicio è che la burocrazia non fermi la attività, penalizzando gli stessi lavoratori.

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