22 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2020 alle 06:45:31

Cronaca

Tentano di truffare il proprietario di un appartamento in vendita: 4 denunciati

In azione gli uomini della Questura che hanno sventato la truffa


Nella giornata di sabato gli Agenti della Squadra Mobile al termine di rapide indagini, hanno denunciato in stato di libertà per tentata truffa in associazione tra loro 4 uomini.

Secondo gli investigatori la banda di truffatori era capeggiata dal 39enne tarantino G.M., elemento di spicco della criminalità jonica.

L'uomo, dedito principalmente alle truffe e condannato in appello a 23 anni di reclusione nel processo “Scarface”, godendo del regime degli arresti domiciliari concesso per motivi di salute, continuava imperterrito nelle sue attività truffaldine.

Quest’ultimo, spalleggiato da altre tre uomini, tra cui un sorvegliato speciale anch’egli condannato nello stesso processo “Scarface”, aveva tentato di acquistare fraudolentemente un appartamento messo in vendita da un privato cittadino su un sito di vendite online. Il proprietario dell’appartamento si era inizialmente insospettito dalla rapidità con la quale il presunto acquirente, spacciatosi per un poliziotto, lo aveva contattato telefonicamente chiedendo di concludere in brevissimo tempo la vendita dell’immobile.

I poliziotti avvertiti pertanto dal dubbioso proprietario, istituivano dei servizi di appostamento nella zona circostante l’appartamento da vendere che di lì a poco sarebbe stato visitato dal presunto acquirente.

Nel corso dell’operazione, gli investigatori, hanno notato sin da subito nelle vicinanze, un'autovettura con a bordo 3 uomini, uno dei quali immediatamente riconosciuto per uno dei componenti del sodalizio criminale condannato nel processo  ”Scarface”.

Gli agenti sono subito intervenuti identificando i tre uomini e recuperando alcuni documenti d’identità falsi.

Le successive indagini hanno permesso di risalire al capo della banda di malviventi, che seppur ristretto agli arresti domiciliari era di  fatto l’organizzatore delle truffe. Infatti nel corso di una perquisizione presso il suo domicilio i poliziotti recuperavano nascosti in un cassetto della cucina tre telefoni cellulari, uno dei quali risultava essere quello con il quale G.M. aveva preliminarmente contattato telefonicamente il proprietario dell’appartamento.

Le ulteriori indagini, ancora in corso di evoluzione, hanno permesso di accertare che l’organizzazione criminale aveva già aperto alcuni conti correnti bancari, presso una filiale tarantina di un istituto di credito ed aveva richiesto un finanziamento ad un’agenzia di credito di 25.000 euro, il tutto sempre producendo falsi documenti d’identità.

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