30 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 30 Luglio 2021 alle 04:59:00

Cronaca

Ilva conferma l’avvio dell’Altoforno 1

Incontro con i sindacati dopo lo stop di ieri sera dei custodi giudiziari. Ma per novanta giorni l’impianto sarà un “sorvegliato speciale”


Ilva conferma il riavvio, oggi, dell’Altoforno 1 fermo da un anno. Stamattina la comunicazione di Fim, Fiom e Uilm, dopo un incontro con l’azienda a seguito dell’altolà dei custodi giudiziari per i quali, essenzialmente, non sarebbero state ottemperate al 100% le prescrizioni Aia.

L’azienda però tira dritto: domani la prima colata di Afo/1, le cui emissioni saranno monitorate per 90 giorni. L’impianto si può definire un ‘sorvegliato speciale’, quindi. Torneranno al lavoro anche 400 operai, dicono le fonti sindacali.

Secondo la fonte aziendale, l’Afo1 sarà pienamente operativo tra il 9 e il 10 agosto, portando così la produzione complessiva dello stabilimento (insieme all’Afo2 ‘salvato’ dall’ultimo decreto, ora legge, e all’Afo4) al 60%.

L’impianto ha una capacità di 11 milioni di tonnellate di acciaio, anche se nel 2013 ha prodotto circa 6 milioni di tonnellate. Resterà invece inattivo ancora per circa un anno l’Afo5, spento nel marzo scorso per essere ricostruito, e che da solo rappresenta il 40% della produzione dell’Ilva di Taranto. Proprio ieri, intanto, il Parlamento ha convertito definitivamente in legge un decreto del governo secondo cui l’attività di imprese strategiche non può essere impedita da atti di sequestro, quando la misura cautelare sia stata adottata in relazione ad ipotesi di reato che riguardano la sicurezza dei lavoratori.

Il decreto è stato varato per impedire il blocco dell’Afo2 a luglio, come disposto dalla Procura di Taranto dopo l’incidente che ha provocato la morte di un operaio, Alessandro Morricella. Secondo l’azienda, lo spegnimento dell’altoforno avrebbe provocato l’interruzione di fatto della produzione, in amministrazione straordinaria da inizio anno (dopo essere stata commissariata dal governo nel 2013) e aggravata da un forte debito. Intanto, serpeggia nuovamente malumore nelle aziende dell’indotto.

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