Cronaca

Il segreto degli Ori di Taranto

L’allora assessore Franco De Feis spiega come negli anni ‘80 i gioielli di età ellenistica divennero star internazionali. “Oggi serve creatività”


TARANTO – Quale fu il segreto della grande stagione degli Ori di Taranto, quando i gioielli dell’età ellenistica divennero celebri in tutto il mondo? Alla vigilia della trasferta milanese all’Expo, voluta dalla Regione, lo abbiamo chiesto al promotore di quello straordinario successo: l’allora assessore alla cultura dell’amministrazione Guadagnolo, Franco De Feis.
Come nacque l’dea di portare gli Ori in giro per il mondo?
Nel 1984 gli Ori erano stati esposti a Brera e quella mostra ebbe un notevole successo. Così intuii che, grazie agli Ori, Taranto poteva esssere portata al centro dell’attenzione culturale internazionale. Due anni dopo organizzammo la mostra al Museo di Taranto. Non senza difficoltà.
Quali?
C’erano molte resistenze da parte del Ministero dei Beni Culturali, chiuso nell’idea che quei reperti dovessero restare patrimonio per addetti ai lavori. Riuscimmo però ad avere la meglio e grazie a grosse sponsoriz–zazioni, come quelle dell’allora Italsider e della Banca del Salento, realizzammo una campagna pubblicitaria su scala nazionale con cartelloni in tutte le stazioni e gli aeroporti. La Mondadori, che si era interessata agli Ori già due anni prima, realizzò il catalogo, coinvolgendo anche case editrici locali. Feci venire a Taranto Leonardo Mondadori in persona.
Con quali risultati?
Fu un successo clamoroso. Mai più viste file così lunghe di visitatori al Museo.
Ci furono anche iniziative collaterali di supporto.
Grazie a Sandra Milo, entusiasta degli Ori, contattammo prima Rocco Barocco e poi Trussardi, che incontrammo al Psi, a Roma. Trussardi disegnò trentatrè abiti ispirati alla moda ellenistica. Facemmo una sfilata al Tursport che ci consentì di incassare 150 milioni di lire. Giorgio Albertazzi scrisse un’opera teatrale che portò in tour in tutta Italia e artisti come Remo Brindisi e Luciano Del Pezzo realizzarono opere ispirate agli Ori.
Poi vennero le trasferte all’estero.
Approfittammo delle celebrazioni per il 40° anniversario dell’Unesco per portare gli Ori a Parigi, che furono esposti al museo Jacquemart André. Il sindaco di Parigi era Jacques Chirac, futuro presidente francese. Dopo vennero le trasferte di Amburgo e Tokyo.
Perché quella stagione non si è più ripetuta?
Perché a Taranto si tende a distruggere ciò che di buono qualcun altro può aver fatto.
Oggi si può ancora puntare sugli Ori per sperare nella rinascita di Taranto?
Non solo sugli Ori ma su tutto ciò che l’archeologia rappresenta per Taranto. L’importante è suscitare creatività e saper innescare processi di produzione culturale ed economica, come facemmo allora. Fare i recital al Museo non serve.   

(e.f.)

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