Cronaca

L’Ilva sponsorizzi il Museo. L’idea della Degl’Innocenti

Parla il nuovo direttore del MarTa: “Un turismo industriale insieme a quello culturale”


La pubblicità che invita a visitare l’oro di Taranto, il Museo Archeologico Nazionale, sullo scempio del cantiere senza fine che nasconde alla vista lo storico Palazzo degli Uffici.

Una delle contraddizioni di questa città. Imparerà a conoscerle Eva Degl’Innocenti, che da dicembre e per i prossimi quattro anni prenderà la guida del MarTa. Una giovane archeologa toscana, con un importante curriculum ed esperienze in Francia: dal 2013 è direttrice del Servizio dei beni culturali e del museo-centro d'interpretazione Coriosolis della Comunità dei Comuni Plancoët Plèlan in Bretagna.

A nominarla (insieme con i vertici, fra gli altri, di musei come gli Uffizi di Firenze e la Galleria Borghese di Roma) il ministro per i Beni culturali, Dario Franceschini, all'interno di una terna elaborata dal selezionatore Paolo Baratta. Alla dottoressa Degl’Innocenti le contraddizioni non sembrano però far paura, anzi. Tanto da farle immaginare un itinerario che colleghi un Museo rivitalizzato e ‘moderno’ ad un’Ilva finalmente e davvero risanata. Storia antica e storia moderna. Turismo culturale e turismo industriale.

Dottoressa, a soli 39 anni è alla guida di uno dei venti musei più importanti d’Italia, che però sembra ancora faticare nel trovare spazio nel dibattito nazionale. La sua nomina può essere vista come un ‘nuovo inizio’. Ha già un’idea del MarTa oggi, e di come renderlo maggiormente protagonista nella scena museale italiana? 
Il Museo di Taranto è uno dei più importanti d’Europa, ed uno dei più conosciuti al mondo. Bisogna farlo conoscere anche ai tarantini, facendolo diventare un polo di valorizzazione, e non solo di conservazione dei reperti. Non basta esporre gli oggetti, bisogna far capire cosa si mostra, attraverso un’opera pedagogica di democrazia culturale. Per farlo è necessaria un’opera di collaborazione e di sinergia con gli attori politici, economici e sociali del territorio, dal Comune alla Regione sino all’Università. Per quanto mi riguarda, non sarò un direttore chiuso nel suo studio.

Dalla Francia, dove ha vissuto importanti esperienze professionali, al profondo sud d’Italia, a Taranto, luogo emblematico della crisi che attanaglia il Mezzogiorno. Come si approccia a questo cambiamento?
Cambiamento? Sì e no, in realtà. Taranto è gemellata con Brest, in Bretagna, da dove provengo. Ci sono molti aspetti comuni, più di quanto si possa pensare. I primi tre mesi di servizio mi serviranno per conoscere il territorio, e soprattutto le persone; mi aiuterà il fatto di aver già frequentato la Puglia. E personalmente considero il Mezzogiorno come la vera, grande risorsa del Paese. Sono ottimista.

L’impressione diffusa è che sinora il Museo sia stato più riservato agli addetti ai lavori che un elemento davvero integrante della città. Come aprire la porte a chi, in una realtà operaia come Taranto, vede un museo come qualcosa di ‘lontano’?
I tarantini devono riappropriarsi del loro museo, questo è uno dei punti più importanti del mio mandato. Il museo non è un McDonald’s della cultura, ma va reso accessibile e fruibile da tutti. E’ un luogo aperto, non chiuso. Da una visione elitaria si deve passare ad una partecipata. Ed il fatto di essere una “città operaia” è l’opportunità per un’opera di mediazione culturale che avvicini i cittadini. In Francia lo si fa molto.

Come?
In primo luogo coinvolgendo le scuole, dalle materne ai licei. I giovani devono entrare al museo, e poi saranno loro a portare le famiglie. A Taranto, poi, ci sono realtà associative e giovanili encomiabili. L’accessibilità passa dalle nuove tecnologie, che possono rendere più semplice la fruizione all’interno del museo, ma anche la sua conoscenza all’esterno. Penso ad una app per smartphone, che valorizzi il rapporto con la città e le sue altre importanti realtà culturali.

Taranto infatti non è solo Magna Grecia, ma ha anche un retaggio medioevale, racchiuso principalmente in quella che oggi è la città vecchia. Immagina delle iniziative che coinvolgano il borgo antico e, magari, il Castello Aragonese, raccordando il museo con le realtà istituzionali, in testa Comune e Marina Militare? 
Si può elaborare un itinerario cittadino, che mostri Taranto al turista nella sua complessità, e nelle sue tante sfaccettature, magari tramite un coupon turistico a tariffe vantaggiose, che comprenda un percorso enogastronomico e l’entroterra, meraviglioso, del Tarantino. Il Castello ha lavorato molto bene sull’immagine. Il brand MarTa, che è prestigioso ed ha una sua specificità, deve inserirsi in un contesto territoriale. Creare un indotto economico. La gente a Taranto sta mezza giornata, poi se ne va. Invece deve restare. Più di quanto accade in altre parti d’Italia, qui c’è tutto. Il patrimonio industriale, ad esempio, è anche un patrimonio culturale, di conoscenza.

Ritiene pensabile una partnership, sotto forma ad esempio di sponsorizzazione, tra il Museo e le diverse presenze industriali – Ilva ed Eni, ma anche Alenia, solo per citarne alcune – che caratterizzano il territorio? C’è una contrapposizione tra presenza dell’industria e cultura?
Non c’è alcuna contrapposizione. Le realtà industriali sono una fortuna ed un’opportunità. E poi io credo nel mecenatismo d’impresa, le sponsorizzazione sono più che legittime. Certo, serve apertura mentale. Vorrei incontrare i dirigenti delle grandi industrie. L’Ilva, ad esempio, potrebbe sponsorizzare una grande mostraevento, una temporanea che porti a Taranto il meglio del patrimonio pugliese. Potrebbe servirle, rendendola attiva nella vita tarantina. Le imprese potrebbero partecipare ai lavori di ristrutturazione che ci sono ancora da fare nella struttura. Ovviamente, l’ambientalizzazione e la compatibilità con la salute sono una condizione ineludibile e fondamentale. Ma la presenza industriale – risanata ed ecocompatibile – non va negata, ma integrata; fa parte della storia di Taranto. Anche in questo mi è di supporto l’esperienza francese. Nelle Giornate nazionali della Cultura che si organizzano in Francia sono previste visite ai siti industriali, nella massima sicurezza. Ed il turismo industriale è in espansione in tutta Europa. Non vedo perchè non si possa fare qui. Anzi, per capire la storia di un territorio è più facile partire dalla contemporaneità per arrivare al passato.

Cosa pensa della trasferta degli Ori di Taranto ad Expo?
Expo è oggi la principale vetrina dell’Italia, esserci è un fatto importante, come è importante sfruttare tutte le opportunità di promozione mediatica. Un buona progetto di marketing è prioritario.

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