Cronaca

Tamburrano attacca: “Ma quali rifiuti radioattivi? Nessuna autorizzazione”

Il Presidente della Provincia di Taranto ha chiarito i contorni di una vicenda che ha suscitato roventi polemiche


Nessuna autorizzazione integrata ambientale della Provincia per un deposito di rifiuti radioattivi, bensì per un centro di stoccaggio di Cdr attivo da anni, che alimenta il termovalorizzatore della Cisa a Massafra. Aia resa obbligatoria entro il 7 luglio da una legge del 2014. E tra le prescrizioni c’è anche quella di un portale radiometrico che individui la possibile presenza di rifiuti radioattivi (pannoloni usati da chi si purtroppo deve sottoporsi a radioterapia, ad esempio) che vanno confinati temporaneamente in una area di 40 mq, in attesa dell’intervento dell’Arpa.

A parlare così Martino Tamburrano, presidente della Provincia e sindaco di Massafra, in una affollata (presenti anche esponenti di comitati ambientalisti) ed ‘animata’ conferenza stampa. “Nessun deposito radioattivo, nè a Massafra nè altrove” ha detto Tamburrano. Alla conferenza erano invitati – ma non c’erano – il sindaco di Taranto Stefàno ed il presidente della Regione, Emiliano.

“Lo avrei voluto qui per dirgli che un assessore regionale che parla senza aver letto le carte deve essere rimosso” ha detto Tamburrano. Chiaro il riferimento a Gianni Liviano, che nei giorni scorsi si era espresso sulla vicenda. A parlare era stato anche il capogruppo Pd alla Regione, Michele Mazzarano. “Le esternazioni del mio compaesano Mazzarano credo siano figlie dell’emotività” ha detto Tamburrano “larghe intese non vuol dire opacità agostane”. In merito al fatto che a firmare l’Aia sia stato il dirigente all’Ambiente Dilonardo, il cui figlio è socio di una società di cui detiene quote anche Antonio Albanese della Cisa, Tamburrano ha aggiunto: “Dilonardo non è incomapatibile con nulla. Possibile conflitto d’interesse? Ho detto che sarebbe stato possibile che lui si astenesse da valutazioni sulla Cisa. Ma in questo caso non siamo di fronte ad una valutazione, ma ad un atto dovuto”.

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