Cronaca

Il Questore Mangini saluta Taranto e va a Verona

Le ultime parole per la città jonica: Lascio a Taranto una parte del mio cuore


“Lascio a Taranto una parte del mio cuore. Quando arrivai qui, oltre cinque anni fa, ero emozionato perché si trattava del mio primo incarico da questore. Oggi vado via ancora più emozionato e con una vena di malinconia”.

Con queste parole il questore Enzo Mangini ha salutato questa mattina i giornalisti, nell’incontro di commiato prima di congedarsi dalla città e partire per Verona, dove il 7 settembre si insedierà come questore della città scaligera. Al suo posto, a Taranto, arriverà il dottor Stanislao Schimera.

Visibilmente commosso, il dottor Mangini ha ripercorso le tappe più significative della sua esperienza a Taranto: “Abbiamo attraversato momenti difficili, a volte delicati. Prima c’è stata quella che io definisco l’epopea di Manduria e cioè l’arrivo di circa tredicimila tunisini e nordafricani in genere trasferiti qui da Lampedusa. Siamo stati al centro delle attenzioni nazionali e abbiamo superato indenni quella fase”.

Poi è arrivata la madre di tutte le questioni: la vicenda Ilva.

“Ci siamo trovati di fronte – ha ricordato il questore – ad un rapido evolversi di situazioni alle qualei abbiamo sempre cercato di far fronte garantendo sempre il diritto di tutti ad esprimere la propria opinione. Noi abbiamo rappresentato una cornice di sicurezza e siamo intervenuti solo laddove necessario e sempre copn ponderazione e rispetto dei valori in gioco”. Come non ricordare infatti la grande tensione delle manifestazioni del 26 luglio 2012, quando scattò il sequestro degli impianti del siderurgico e la tensione del 2 agosto successivo con l’irruzione dell’Apecar dei “Liberi e pensanti” in Piazza della Vittoria, dove era in corso una manifestazione con i leader nazionali di Cgil, Cisl e Uil. E poi tutte le manifestazioni a seguire, sempre portate a termine senza disordini. Un risultato ottenuto grazie anche alla proficua collaborazione tra tutte le forze dell’ordine. “Con i comandanti dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, Daniele Sirimarco e Salvatore Paiano, abbiamo costruito una amicizia vera ed un pieno accordo operativo che ci ha permesso di svolgere un lavoro importante. Abbiamo ottenuto risultati apprezzabili, nei limiti delle risorse disponibili”.

La lotta alla criminalità organizzata in questi anni ha richiesto più raffinate strategie investigative: “Sì, perché il crimine organizzato ha preferito operare in immersione, fatti salvi episodi eclatanti come quello della notte scorsa (ne parliamo a pag. 5, ndr)”. Il questore, che è di Alberobello e che a Taranto aveva operato già negli anni ‘90, ha una idea precisa di ciò che è accaduto a Taranto in questi ultimi anni: “Questa città ha bisogno di ritrovare una maggiore coesione sociale. Taranto ha creduto in un futuro industriale senza prevederne tutte le conseguenze. Adesso ha bisogno di ricercare un nuovo equilibrio”.

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