29 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 29 Novembre 2020 alle 08:31:58

Cronaca

Mons. Santoro scrive alla famiglia del bracciante morto in campagna

Il messaggio dell'Arcivescovo Metropolita


Non potendo presiedere le esequie di Arcangelo De Marco, poiché impegnato nel pellegrinaggio di tutta l’arcidiocesi di Taranto a San Giovanni Rotondo, l’arcivescovo Filippo Santoro ha inviato un messaggio alla famiglia del bracciante morto dopo essere stato colto da malore nelle campagne del barese.

Ecco il testo: “È la prima espressione evangelica che è corsa alla mia mente dopo aver appreso della morte di Arcangelo. Ho pensato subito di affidarlo alla bontà di Dio, che è l’agricoltore, confidando che per il nostro giovane amico, nella Vigna del Padre, a differenza di altre vigne non mancherà di sperimentare la bontà del Signore, che nella parabola evangelica non guarda né al profitto delle sue terre, né agli orari per la retribuzione che è pur sempre generosa, anche per coloro che non erano stati presi da nessuno, ma scelti da Lui per lavorare nel tardo pomeriggio. La chiamata del proprietario terriero del vangelo conferisce, prima ancora che della paga, che pure sarà generosa, la dignità di un’occupazione, la scoperta dei propri talenti e della propria utilità nel portare frutto (cfr. Mt 20, 1-16) .

È così che nome dell’intera comunità diocesana tarantina esprimo il mio cordoglio per la morte di Arcangelo De Marco, il bracciante originario di San Giorgio Jonico, ricoverato in coma da oltre un mese nel reparto di rianimazione dell’ospedale San Carlo di Potenza. Mi stringo nella fede alla mamma Anna al papà Cosimo e a tutti i famigliari e gli amici.
La sua morte di Arcangelo si aggiunge a quella avvenuta il 13 di luglio di Paola Clemente, anch’essa bracciante e cittadina di San Giorgio, entrambi morti lontano da casa per cause e responsabilità che invochiamo siano rese chiare al più presto.

La nostra terra paga ancora una volta un triste tributo al lavoro che non rispetta la dignità e la sicurezza. Nelle campagne, nelle fabbriche, ovunque, non accada più che un padre, una madre, un figlio, uscito al mattino per guadagnarsi da vivere non faccia più ritorno.

A loro indirizzo la mia preghiera, mentre il mio monito va a coloro i quali hanno la responsabilità di adoperarsi perché simili drammatici avvenimenti non abbiano a ripetersi, perché si vada oltre le dichiarazioni d’intento di circostanza e si agisca con fermezza stroncando il fenomeno, noto da anni, del caporalato. Gesù Cristo, vittorioso sul peccato e sulla morte, ci sostenga nella speranza della Risurrezione”.

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