Cronaca

Via Pupino, senza casa dal giorno dell’esplosione

La Procura vieta l’accesso agli appartamenti


Un boato, una nuvola di polvere bianca che, in un attimo, si deposita su ogni cosa e l’odore pungente della paura che si sparge ovunque.

La vita cambia per sempre e non c’è verso di recuperare quel che si è perso. Sepolto sotto le macerie. Il 7 luglio scorso, alle otto del mattino circa, l’aria è improvvisamente squassata da un’esplosione. Una bombola di gas fa crollare l’intero solaio dello stabile di via Pupino 84 e il centro di Taranto si paralizza.

Nell’esplosione perde la vita un uomo di 59 anni, di origini cingalesi e restano ferite sei persone. Tutti gli altri inquilini dell’edificio sono salvi, fortunatamente ma, da quel momento, per loro comincia una via crucis senza fine. Oggi quelle famiglie chiedono di poter rientrare in quelle che una volta erano le loro case, non certo per tornarci a vivere, quanto meno per poter recuperare parte degli oggetti che hanno accompagnato le loro giornate fino a quel maledetto 7 luglio. Alcuni inquilini hanno avanzato formale richiesta alla Procura della Repubblica di Taranto, per ottenere l’accesso agli appartamenti. Il 3 agosto scorso è arrivata la risposta: un inappellabile rifiuto. Il palazzo è sotto sequestro, i Vigili del Fuoco han no stabilito che “al momento non ci sono le condizioni di sicurezza che consentano di effettuare un accesso agli appartamenti dell’intero stabile”.

Sopravvivere ad un crollo è sicuramente un’esperienza che cambia la prospettiva, smaschera falsi valori e ristabilisce le priorità, ma ricominciare, dopo aver perso tutto, non è semplice. Molte delle famiglie che vivevano in via Pupino hanno trovato una sistemazione temporanea presso amici o parenti. Altre persone, come Carmen P., sono riuscite a prendere in affitto un altro appartamento. Un canone di qualche centinaio di euro, per avere di nuovo un tetto sulla testa. Un appartamento magari vuoto, perchè non si dispone di sufficienti risorse per acquistare anche i mobili.

“L’estate è agli sgoccioli – sottolinea Carmen P. – e tra poco avremo bisogno dell’abbigliamento invernale; chiediamo che si metta in sicurezza lo stabile al più presto”. L’amministrazione comunale aveva promesso a queste famiglie un contributo in denaro che sarebbe servito a pagare un canone d’affitto. Soldi che non sono arrivati, sembra che il Comune si sia impegnato a pagare tutto, anche i canoni già maturati, a partire dal 20 settembre. Diversa è la situazione di chi possedeva l’appartamento nel quale viveva. Loro non vedranno un centesimo. Subito dopo il crollo ciascun nucleo familiare domiciliato nello stabile ora pericolante ha ricevuto una somma di mille euro, per far fronte ai bisogni immediati. Una settimana fa sono state rimosse le transenne che circondavano il palazzo. Ci si domanda come mai, se c’è pericolo anche per la sicurezza dei passanti. Sicuri sono di certo gli episodi di sciacallaggio, come quello avvenuto lo scorso agosto.

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