Cronaca

Taranto come Pompei

Marchesi (Tavolo istituzionale): Questa è una città da ricostruire. Di Nola (Invitalia): Ecco gli errori da non commettere


TARANTO – Come affrontare questa fase cruciale della storia di Taranto? È stato questo l’interrogativo che ha aleggiato nell’incontro che venerdì scorso si è tenuto nella sede universitaria dell’ex convento di San Francesco, nell’ambito della tre giorni organizzata dall’associazione “La città che vogliamo”, il movimento di cui è espressione l’assessore regionale Gianni Liviano.
Dalla serata sono arrivate indicazioni molto utili, alla vigilia della riunione per il Contratto Istituzionale di Sviluppo, che si terrà mercoledì a Roma.
«Quando si vivono momenti come quello che vive attualmente questa città – ha osservato Giampiero Marchesi, coordinatore del Tavolo per Taranto – ci si può imbattere in un clima di rassegnazione. Il coraggio del cambiamento sta nel rompere gli schemi». Significativo il paragone con Pompei e L’Aquila: «A Taranto è come se ci fosse stato un terremoto, ma ci sono le possibilità per ricostruire. Qui a Taranto ho trovato pessimismo, anche nelle persone più lungimiranti. C’è anche chi non ha alcun interesse al cambiamento. Il cambiamento, invece, non va temuto. La chiave di volta sta nell’assumersi la responsabilità delle decisioni e nella capacità di gestire i conflitti. Per arrivare a questo ci stiamo dando un metodo. Certo, non bisogna aspettarsi la palingenesi in due anni».
A parere di Marchesi non è solo sulla quantità di risorse disponibili che bisognerebbe soffermarsi: «Credo che sia più importante la continuità di attenzione da parte del governo e questo per Taranto mi pare che ci sia. Non bisogna cadere nella trappola dei numeri, io auspicherei più attenzione al metodo e ai progetti. A questo proposito, voglio chiarire alcune cose rispetto a notizie che sono circolate nei giorni scorsi: non possono essere diminuite risorse non ancora stanziate. Prima bisogna lavorare per progettare, poi sarà il Cipe a destinare le risorse che, ovviamente, saranno destinate a proposte considerate fattibili. L’importante è non essere velleitari: non serve avere grandi idee se poi sono prive di fattibilità».
Un invito alla concretezza è arrivato anche da Paolo Di Nola, il dirigente di Invitalia, l’agenzia del ministero dell’economia che sarà il braccio operativo del Contratto di Sviluppo: «In questi casi c’è bisogno di quella che Hirschman chiamava “la mano che nasconde”. C’è bisogno cioé di “nascondere” alcune criticità, altrimenti non si ripartirà mai. Questo non significa essere ciechi e far finta di nulla, ma saper fare delle scelte. Se prima di ripartire ci aspettiamo che vengano soddisfatti tutti i prerequisiti per lo sviluppo, allora si rischia di restare al palo, completamente fermi.

Enzo Ferrari

 

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