Cronaca

Caro Squinzi ti scrivo. Cgil: salviamo Taranto

Intervento di Giovanni Forte e Giuseppe Massafra


TARANTO – “La scelta di svolgere gli Stati Generali di Confindustria a Taranto può rappresentare un segno di attenzione verso un territorio profondamente in crisi, ma che presenta grandi opportunità di rilancio, se verranno praticate le scelte giuste. Con Confindustria Taranto abbiamo avviato una discussione che ha prodotto la stesura di un protocollo che prova a tracciare alcune direttrici indispensabili per la costruzione di un nuovo modello di sviluppo che riguardi Taranto, ma sia un riferimento per l’intero Paese”.
Così Giovanni Forte e Giuseppe Massafra, segretario rispettivamente di Cgil Puglia e Cgil Taranto, alla vigilia dell’appuntamento di domani che vedrà a Taranto anche il leader nazionale dell’associazione degli industriali, Giorgio Squinzi. “Si tratta di un banco di prova per determinare un processo virtuoso di innovazione e al tempo stesso per determinare un rapporto positivo con i temi del risanamento ambientale e la tutela della salute dei cittadini.  In questo quadro è decisivo il ruolo del Governo italiano rispetto all’idea di politica industriale e del Mezzogiorno. La fotografia tracciata anche da Svimez conferma quanto andiamo sostenendo da tempo e cioè che è assolutamente necessario e non più rinviabile finalizzare ogni sforzo, a partire dal Governo nazionale, a rendere prioritaria la questione meridionale, attraverso investimenti che diano segnali forti in termini di creazione di nuova occupazione e buona occupazione, evitando di pensare solo a sgravi ed incentivi che l’esperienza, compreso quella in corso, ha dimostrato che al Sud non funzionano. Attendiamo di conoscere gli impegni del Governo più volte annunciati e che devono andare al di là dell’utilizzo delle sole risorse comunitarie (…) Il territorio di Taranto è diventato esso stesso il paradigma della crisi. Un territorio ricco di complicazioni, a partire dall’annosa e, ormai troppo nota, vicenda ILVA, attraversata da una situazione di grande difficoltà finanziaria e produttiva, ma che non costituisce l’unico banco di prova. A Taranto, più che altrove, si avverte il bisogno di recuperare una nuova idea strategica partendo dalla trasformazione del modello produttivo. Taranto ha bisogno di ritrovare la propria strada e di scelte coraggiose da parte di chi sente davvero la responsabilità di promuovere e praticare il cambiamento.  Se l’alternativa al modello di sviluppo ci si limita solo ad evocarla, senza capire bene in cosa consista, il rischio è rimanere fermi e dunque impantanati in quella condizione dalla quale ognuno vuole uscire. Dunque occorre uno sforzo a non considerare ogni vertenza aperta sul territorio un problema slegato dal contesto. Tanto l’ILVA e il suo indotto, quanto Teleperformance, il Porto,  l’Arsenale, il manifatturiero, il sistema terziario sono questioni che si incastrano e disegnano insieme la tenuta di un sistema in maniera complessiva. In gioco è l’assetto di un territorio che parla di prospettiva all’intero Paese. Se non si parte da questo assunto, non si comprende la necessità di sviluppare una strategia che giustifichi la difesa di un patrimonio produttivo esistente seppure nella logica di una sua trasformazione. La trasformazione passa dalla scommessa dell’ambientalizzazione del centro siderurgico. Lo Stato deve dimostrare concretamente cosa intende per sito di rilevanza strategica, difendendo e rilanciandolo attraverso investimenti non solo a botta di decreti.  Le istituzioni tutte, a partire da quelle del territorio, devono agire nella convinzione che la scommessa dell’ambientalizzazione sia una strada percorribile, altrimenti è una scommessa senza senso ed è persa in partenza e allora sarà bene occuparsi di fare altro, senza perdere tempo! La Cgil ritiene che vadano intanto recuperati i ritardi accumulati in tema di manutenzione e messa in sicurezza degli impianti”.

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