28 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Luglio 2021 alle 02:40:00

Cronaca

L’arte per sanare il tartarugaio

Sculture e una balconata di collegamento per coprire l’ecomostro


TARANTO – C’è una proposta per il tartarugaio, quella sorta di ecomostro e monumento allo spreco che è sorto quasi sul mare giù alla ringhiera della Città Vecchia. La proposta è stata avanzata da un lungo elenco di cittadini e associazioni, fra cui il Wwf e Università Popolare, e sarà illustrata domani mattina all’assessore comunale al patrimonio, Vincenzo Di Gregorio.
Si tratta di una ipotesi di ricucitura urbanistico-architettonica che ha l’obiettivo di sanare quella ferita al paesaggio che è stata inferta con la costruzione di quell’edificio. Una ferita prodotta per il solito vizio di rincorrere finanziamenti e intercettarli alla meno peggio con progetti concepiti al di fuori di ogni visione complessiva della città e del suo territorio.
Al di là della vicenda giudiziaria e delle complessità giuridico-amministrative, la proposta è quella di congiungere la “ringhiera” al terrazzo  del tartarugaio attraverso una  passerella di collegamento, un vero e proprio raccordo tra l’attuale marciapiede di corso Vittorio Emanuele e appunto il contestatissimo edificio. In questo modo si eliminerebbe l’attuale frattura tra “ringhiera” e tartarugaio con un intervento che, almeno visivamente, restituirebbe più dignità a quello spicchio di affaccio a mare.
Non solo. Cittadini e associazioni propongono di sistemare alcune opere d’arte nel nuovo terrazzo-balconata che si verrebbe così a creare. Quali? La scelta ricadrebbe su alcune opere di Secondo Lato, Raffaele Bova, Aldo Pupino e Vittorio Del Piano, tutte dal forte valore simbolico per Taranto e per la sua Città Vecchia. La proposta progettuale è stata curata dai critici d’arte Arturo Tuzzi, Alberto Altamura, Michele Brescia; degli architetti  Armando Palma, Fabrizio Corona e dallo scenografo Erminio Biandolino. Il tentativo è quello di superare i guasti estetici e funzionali di quel malriuscito intervento. «La struttura, invece – sostengono i proponenti – se ricomposta tramite l’Arte, riconciliata col vissuto storico, inglobata nel tessuto urbano, potrebbe costituire un omaggio al sito, al mito, e alla storia di Taranto».
Ripristinato il contatto fisico con la Città Vecchia, attraverso la balconata di collegamento, l’ecomostro verrebbe così trasformato in un «nuovo bastione eco-artistico». Almeno l’aspetto visivo, oggi così pesantemente compromesso dal fabbricato rimasto allo stato grezzo, verrebbe salvato.

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