29 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 28 Gennaio 2022 alle 22:49:00

Cronaca

Amianto, maxi risarcimento

Alla famiglia di un operaio dell’arsenale andranno 400.000 euro


TARANTO – Lavorò all’Arsenale Marina Militare di Taranto come dipendente civile delle Difesa operaio coibentatore a bordo delle navi militari, dagli anni ‘70 , venendo esposto direttamente all’amianto. Una esposizione continuata anche nel decennio successivo come magazziniere distribuendo manufatti di amianto alle Officine dello Stabilimento militare tarantino.
Trent’anni dopo quelle disgraziate inalazioni di fibre cancerogene la terribile scoperta di avere un mesotelioma pleurico, il tumore di certezza provocato dall’amianto , che in pochi mesi lo portò alla morte a solo 57 anni. Contramianto ha sostenuto in vita il lavoratore chiedendo legittime tutele sanitarie e previdenziali e dopo il decesso ha assistito la sua famiglia nell’azione giuridica affinchè si accertassero le responsabilità e fosse fatta giustizia con un tangibile riconoscimento per quella morte prematura. A due anni dall’inizio del processo, si legge in una nota della onlus guidata da Luciano Carleo, il tribunale di Taranto con sentenza dello scorso 22 settembre ha condannato il Ministero della Difesa a risarcire per quattrocentomila euro la famiglia, un verdetto che non riporterà in vita il lavoratore ma che accerta la responsabilità del Ministero della Difesa in relazione alla malattia professionale causa di decesso per mesotelioma riconoscendo agli eredi per quella morte il danno biologico iure ereditario e il danno morale.
Un’azione di tutela giuridica con un percorso di ricostruzione lavorativa e sanitaria fortemente voluto da Contramianto e dalla famiglia assistita dall’ Avv. Cataldo Fornari a cui va il merito di aver validamente sostenuto nel corso del processo le motivazioni a fondamento del danno rivendicato per il quale il Giudice del Lavoro ha riconosciuto il maxi risarcimento.
Contramianto ritiene indispensabile che per tutto il personale ex esposto all’amianto in Marina Militare si renda operativo al più presto un programma di sorveglianza sanitaria definito e periodico partendo dalle aree a maggior rischio quale l’Arsenale Marina Militare di Taranto il cui personale operaio è stato impiegato per decenni nelle manutenzioni navali su navi e sommergibili coibentate con amianto.

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