26 Gennaio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Gennaio 2021 alle 15:19:23

Cronaca

Palazzo degli Uffici, uno scandalo tarantino

Dal progetto Canella per il teatro a rudere nel cuore della città


In qualche stanza seminascosta di Palazzo di Città deve esserci ancora. Parliamo del progetto con cui l’architetto Canella aveva disegnato il futuro di un altro palazzo, Palazzo degli Uffici. Un teatro, nel cuore della città, capace di competere con il Petruzzelli di Bari. La giunta comunale era guidata da Mario Guadagnolo.

Ecco, forse è questa la vera occasione persa, in quel gigantesco scandalo tarantino che è il Palazzo degli Uffici, già tribunale, già sede del liceo Archita, ora semplicemente un rudere, nel cuore della città. Un monumento alle manchevolezze di quella che dovrebbe essere la classe dirigente della terza città del Mezzogiorno. Il progetto del Teatro con la “T” maiuscola venne poi spostato sul Fusco. Sì, quello che è diventato l’altro rudere del borgo. Ma questa, come si dice, è un’altra storia. Come è un’altra storia quella della ex sede di un altro importante e prestigioso liceo, il Ferraris. Anch’essa in disgrazia e abitata ormai solo dai ricordi di quei ragazzi che lì hanno studiato, crescendo, imparando, magari innamorandosi.

Torniamo al Palazzo degli Uffici.

Aspettando il consiglio provinciale di mercoledì, ed in attesa che “l’atto di intesa” del 2011 tra Comune e Provincia divenga carta straccia con il taglio dei fondi dell’ente di via Anfiteatro da otto milioni e mezzo a meno di tre, come anticipato sabato da Taranto Buonasera, ripercorrendo la storia recente dello storico edificio voluto da Federico IV di Borbone si può leggere in controluce un decennio ed oltre di declino della città. Dal 2003, Palazzo degli Uffici è virtualmente diventato, in un alternarsi di progetti rimasti su carta, un centro commerciale, un teatro (di nuovo…), un albergo.

Destinazioni d’uso così diverse dimostrano la mancanza di un’idea di fondo sul futuro di Taranto, in base alla quale dare un’identità anche all’ex Archita. Studi su studi, mentre non si sapeva che fare di quell’immenso patrimonio che sono i 22.000 libri del liceo (spezzettato intanto in tre sedi diverse) e mentre i ladri, come successo nella notte tra il 20 ed il 21 aprile scorso, diventano i padroni.

I banditi si impossessarono di alcuni lampadari in alluminio e due antiche campane in bronzo, appartenute all’orologio posto sulla sommità del timpano triangolare che rintoccava lo scandire del tempo per i liceali. L’accordo ‘definitivo’ del 2011,  avrebbe dovuto segnare la fine di una lunga fase di stallo tra Comune e Provincia e l’inizio del riscatto. Undici milioni li metteva il Comune, otto la Provincia, 14 il consorzio Aedars, concessionario del progetto e beneficiaro dei futuri utili di quello che sarebbe diventato un liceo (doveva tornarci l’Archita)-piastra commerciale-albergo di lusso con 50 stanze. Si parlò di “giorno storico”, con inaugurazione e battimani.

Ma il peggio doveva ancora venire. Ad ottobre 2013 la prefettura di Roma emette un’interdittiva per il consorzio, che raggruppa 44 imprese e occupa un migliaio di lavoratori, riguardante alcuni lavori a Milano. Si paventano infiltrazioni mafiose, ma Aedars vince al Tar. A febbraio 2014 il Comune toglie la concessione. Un telo copre la vergogna di quel Palazzo in rovina. Ora la Provincia, come detto, ridurrà i fondi. Si torna al punto di partenza. Al momento sarebbero già stati spesi 3 milioni di euro.

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