Cronaca

Al D’Amore Hospital di Taranto l’eccellenza oncologica pugliese

Caposaldo riconosciuto a livello nazionale è l’attività svolta dall'Unità operativa di chirurgia generale coordinata da Alessandro Presta


Chirurgia all'avanguardia per seno, tiroide, paratiroide e addome, prevenzione e diagnosi dei tumori dell'apparato uro-genitale, nuove tecnologie per il trattamento dei tumori del colon-retto e il mammografo con tomosintesi per scoprire anche le neoplasie più piccole.

Questa la ricetta proposta dal D'Amore Hospital di Taranto, struttura sanitaria di riferimento del settore oncologico in Puglia, che investe in medici con competenza internazionale e in tecnologie di ultima generazione, per contrastare i tumori e salvaguardare la salute dei pazienti.
L'arma in più nella lotta al tumore mammario del D'Amore Hospital è il Mammografo con tomosintesi: «È in grado di eseguire una scansione completa del seno evidenziando lesioni neoplastiche millimetriche», spiega Rita Roberta Fella, responsabile del Servizio di senologia diagnostica. L’apparecchiatura è infatti frutto della ricerca medico-scientifica più avanzata e in grado di eseguire in pochi secondi un esame mammografico digitale sfruttando la peculiarità dell’indagine stratigrafica simile a quella della Tac.

Caposaldo riconosciuto a livello nazionale è l’attività svolta dall'Unità operativa di chirurgia generale coordinata da Alessandro Presta che, nell’ambito senologico, solo tra il 2013 e il 2014, ha preso in carico 635 pazienti con un'età media compresa tra i 40 ed i 69 anni. La divisione è specializzata anche nel trattamento delle patologie neoplastiche e benigne della tiroide, della paratiroide e dell’addome.

Tra le tecniche più innovative proposte, il metodo Thd (Transanal Hemorrhoidal Dearterialization): sviluppato in Italia a partire dai primi anni 2000, «il metodo si distingue per l’approccio mininvasivo, con una sensibile riduzione sia del rischio emorragico sia del dolore post-operatorio», spiega Alessandro Presta. «I rami dell’arteria vengono individuati tramite la guida Ecodoppler e legati tra loro così da evitare un eccessivo afflusso di sangue nell’area malata con un successivo lifting anale. Nel concreto non si praticano né tagli né rimozione di tessuto, riducendo al minimo le complicanze e scegliendo il tipo di anestesia più idoneo al paziente. La limitata invasività favorisce l'intervento su soggetti con problematiche cardiache, renali o metaboliche o sui quali si è già intervenuti con differente prassi chirurgica».

Completa il quadro dell'eccellenza del D'Amore il No Coil, un piccolo tubicino, del diametro di soli 2 cm, per il trattamento delle neoplasie intestinali, inserito attraverso il canale anale: «La sua funzione è proteggere – favorendo il processo cicatriziale – la congiunzione chirurgica tra colon e retto o – nei casi di tumori piuttosto estesi – tra colon e ano, una volta asportata l’intera massa neoplastica», spiega Severino Montemurro, responsabile del Servizio di chirurgia oncologica maggiore dell’ospedale privato Gvm Care & Research.

«Con questa nuova metodica – spiega – siamo in grado di evitare la complicanza più diffusa nel post operatorio con le metodiche tradizionali, ovvero la fuoriuscita di feci all’interno della cavità addominale e l’insorgenza di una peritonite perforata intorno al decimo giorno dopo l’intervento. Il No Coil è il risultato del percorso di studi e approfondimenti iniziato ormai 17 anni fa e testimoniato da almeno 1.000 impianti eseguiti con successo». Favorendo l’integrità della funzione dello sfintere anale, infatti, No Coil consente la cicatrizzazione dei tessuti, evitando tensioni.

Il dispositivo, fissato temporaneamente alla regione perianale, viene mantenuto in sede per una settimana o poco più a seconda delle condizioni del paziente e valutata la presenza di altre patologie. Trascorso il periodo utile, il device è rimosso; il soggetto riprende le normali funzioni fisiologiche e può tornare alle occupazioni di tutti i giorni (Fonte: Adnkronos Salute).

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