20 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Ottobre 2021 alle 22:59:00

Cronaca

Matrimonio con lo sciopero, chiesa invasa dai lavoratori di Isolaverde

Chiesto l’intervento dell’arcivescovo Filippo Santoro


Una mattina di inizio ottobre, quella di oggi, illuminata appena dal sole e scandita dai soliti gesti di ogni giorno, cambia improvvisamente volto: un gruppo di lavoratori di Isolaverde raggiunge, intorno alle 10.30 piazza Giovanni XXIII e decide di occupare la Parrocchia Maria Santissima del Monte Carmelo, meglio conosciuta come chiesa del Carmine.

Sono una trentina, seduti in silenzio, tra gli ultimi banchi della chiesa oppure, fuori, a consumare l’asfalto con le suole, facendo su e giù per l’ansia, la preoccupazione.
La chiesa è “apparecchiata” a festa perché tra pochissimo si celebra un matrimonio, il tappeto bianco lungo la navata centrale, i fiori, le “lanterne” all’ingresso, tutto è segno di una gioia che sta per compiersi. Tutto tranne le espressioni che vestono i visi dei lavoratori. Stanchezza, delusione, amarezza e soprattutto disperazione. Sentimenti che sono anche nel linguaggio dei loro corpi. “Non ci resta che rivolgerci al Signore – dice Mimmo C., addetto alla manutenzione degli immobili – ad alcuni miei colleghi hanno tagliato persino la luce. Come mai si trovano i soldi per il Paisiello e l’Archita e per noi no?”.

Pesano come un macigno, sulle spalle di questi operai, i sette stipendi non ancora percepiti e l’orizzonte vuoto di speranze che piano piano si è costruito lungo i mesi. Mesi segnati da proteste più o meno singolari, manifestazioni, incontri istituzionali e tavoli nati come permanenti che hanno mostrato sin dal loro primo insediamento tutta la loro debolezza.

Si attende ancora che la Regione Puglia deliberi in merito alle competenze da assegnare alle Province.

Il Sindaco Stefàno ha garantito la massima disponibilità ai dipendenti della società di via Dario Lupo, offrendosi quale garante per un prestito che Martino Tamburrano, Presidente della Provincia, potrebbe chiedere ad un istituto di credito, per il pagamento dei compensi arretrati. Ricordiamo che si tratta di stipendi al 50%, perché la società aveva somministrato ai lavoratori i contratti di solidarietà.

Don Marco Gerardo, il parroco della chiesa occupata, ha incontrato i lavoratori ed ha fatto da ponte con la segreteria dell’Arcivescovo Filippo Santoro, chiedendogli di intervenire in qualche modo sulla vertenza. 

“Siamo qui non per elemosinare, ma per rivendicare un diritto – chiarisce un operaio”. È la prima volta che una parrocchia, peraltro simbolica per l’intera città, faccia da cornice ad una protesta. La scelta di questo luogo, da parte dei lavoratori, restituisce la cifra della loro disperazione. “Non siamo qui per causare problemi, la chiesa è un luogo aperto a tutti, speriamo solo che qualcuno accolga i nostri sacrosanti diritti”.

I dipendenti guardano con terrore alla data del 20 ottobre, dopo la quale ci sarà spazio solo per le lettere di licenziamento. Intanto, questa mattina, Don Marco ha offerto a tutti una ricca colazione, e si è attivato per assicurare loro anche il pranzo. Davanti alla chiesa polizia e carabinieri.

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