22 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Giugno 2021 alle 16:09:36

Cronaca

E’ mons. Santoro il Sindaco di Taranto

L’Arcivescovo prende in mano anche la vertenza Isolaverde


Si sono rivolti al vescovo, perchè ormai privi di riferimenti istituzionali ‘canonici’. E mons. Santoro, muovendosi ormai come un sindaco di fatto, stamattina li ha ricevuti e per lunedì pomeriggio alle 16.30 ha chiesto, con la sua moral suasion, una sorta di tavolo istituzionale con i massimi rappresentanti del territorio.

La vertenza Isolaverde vive giorni di fuoco. Ieri l’occupazione pacifica della chiesa del Carmine, dove un gruppo di operai ha passato la notte. Stamattina, dopo la colazione offerta da don Marco Gerardo, l’incontro con l’arcivescovo. Lunedì mattina vertice tra i sindacati e il managment della società in house della Provincia; poche ore dopo, nel pomeriggio, il summit in Prefettura sollecitato dallo stesso Filippo Santoro.

E’ la prima volta che la Chiesa deve attivarsi in maniera così forte, nell’ambito di una vertenza. “In preda oramai alla più totale disperazione, abbiamo deciso di presidiare la madre chiesa tarantina  del Carmine per pregare per il nostro lavoro. Non ci è rimasto altro che pregare, in silenzio e nella totale indifferenza di tutte le istituzioni” racconta uno degli operai in ‘presidio’.

“Sembrava come se ci fossimo rifugiati in chiesa per ripararci dalle bombe. Il parroco Don Marco, con immensa umiltà, si è reso disponibile ad ascoltarci e ha toccato con mano la nostra disperazione, chiamando numerosi esponenti istituzionali. Ma unica risposta a questi appelli è stata quella dell’arcivescovo sua eccellenza Filippo Santoro, cha ha dato la sua disponibilità ad incontrarci”.

“E, mentre il nostro presidente Tamburrano era in sede, impegnato a rifare l’ennesima lettera indirizzata al sindaco di Taranto per far partire il benedetto prestito per pagare i nostri stipendi, don Marco nell’attesa di ricevere una risposta da Tamburrano (gli era stato detto che non era in sede) si prodigava a farci mandare cornetti e succhi di frutta; in seguito ci metteva a disposizione la mensa, portandoci panini e acqua nonostante il nostro diniego. Come in guerra, seduti in silenzio a guardarci in faccia l’un l’altro, mangiando quel panino che sapeva di vergogna, di dignità calpestata, di diritti negati, di speranze al lumicino. Siamo stanchi”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche