27 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2021 alle 11:58:00

Cronaca

«La bimba è morta per un errore, non per aver ingoiato una moneta»

La famiglia della ragazzina deceduta il 23 settembre chiede il risarcimento alla Asl


Il suo cuore si è fermato il 23 settembre. Dopo due anni di coma. Dopo quel tragico incidente che le ha spezzato la vita.

Rosa (la chiameremo così) era una vivace ragazzina di undici anni. Frequentava la prima media e davanti a sé avrebbe dovuto avere tutta la luce e la gioia di vivere che dovrebbero essere un diritto inalienabile a quell’età. E invece il destino si è accanito con atroce crudeltà su quella giovane creatura e quella luce si è tragicamente spenta. Il buio è calato su quella bambina e sulla sua famiglia la sera del 22 ottobre 2013. Rosa ingoia una moneta, poi viene accompagnata in ospedale e lì la situazione precipita. Dopo un intervento in gastroscopia Rosa entra in coma e vi resterà fino al triste epilogo del 23 settembre scorso, quando il suo cuore ha smesso di battere. Ma cosa è successo  quel maledetto 22 ottobre del 2013 al Pronto Soccorso del Santissima Annunziata? La famiglia della ragazzina non ha dubbi: Rosa non è rimasta soffocata, non è rimasta vittima di alcuna conseguenza per l’ingerimento della moneta.

«Non c’è stata alcuna problematica di questo tipo», spiega l’avvocato Eddy Aloisi, il legale romano che insieme al suo collega Luca Del Vecchio assiste la famiglia di Rosa nella battaglia legale intrapresa contro l’Asl.

«La ragazzina – spiega sempre l’avvocato Aloisi – è stata portata al pronto soccorso per eccesso di scrupolo, è arrivata in ospedale con le sue gambe e senza alcuna sindrome da soffocamento. È arrivata al pronto soccorso in emergenza zero. I sanitari quindi non hanno agito in una situazione di emergenza». 

E allora le attenzioni sono puntate su quell’intervento in gastroscopia che i sanitari hanno compiuto probabilmente nel tentativo di  estrarre la moneta dallo stomaco di Rosa. Invece è accaduto il peggio: una ipossia cerebrale che ha distrutto quella giovanissima vita.

L’avvocato Aloisi non ha dubbi: «Riteniamo che in quel che è accaduto possa esserci la responsabilità dei medici, per questo da tempo la famiglia ha chiesto il risarcimento del danno all’azienda sanitaria». L’Asl dal canto suo ha avviato una indagine amministrativa interna per accertare l’accaduto ed eventuali responsabilità. Un primo tentativo di mediazione proposto dalla famiglia è andato a vuoto.

Finora però non c’è stata alcuna azione penale, nessuna denuncia querela da parte della stessa famiglia. Tutto è rimasto al momento confinato nell’ambito civile. In gioco è entrata anche la compagnia assicurativa che copre la Asl. La morte della bambina potrebbe tuttavia far mutare lo scenario. «Il nostro obiettivo – spiega l’avvocato Aloisi – è quello di arrivare ad un confronto tra i medici legali di parte per giungere ad una transazione. Caso contrario valuteremo se agire anche attraverso l’azione penale. È un aspetto che stiamo valutando. Di una cosa siamo certi: la bimba non è rimasta soffocata. Ripeto: è giunta in ospedale con le proprie gambe e non in situazione di emergenza».

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche