27 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Luglio 2021 alle 16:59:00

Cronaca

Processi e summit: per l’Ilva sono i giorni più lunghi

Cresce l'attesa per gli sviluppi sia sul versante giudiziario che su quello economico-sindacale


Giorni d’attesa sul fronte Ilva, tanto sul versante giudiziario quanto su quello economico-sindacale. I Cobas, organizzati nella “Rete nazionale per la sicurezza e la salute sui posti di lavoro e sui territori”, stanno organizzando per il 20 ottobre, giorno in cui inizierà il processo per il presunto disastro ambientale provocato dall’Ilva, un sit-in davanti al Tribunale di Taranto, allo stabilimento siderurgico e al quartiere Tamburi. “L’Ilva – è detto in una nota – mostra in maniera esemplare come lo Stato sia sempre e solo al servizio del capitale.

La gestione attuale di Stato e di governo dell’Ilva mostra che l’intervento dello Stato borghese serve solo per socializzare le perdite e in futuro, nuovamente, privatizzare i profitti. Per questo il processo Ilva è una grande scadenza nazionale”. L’appello dei Cobas a partecipare ai sit-in di protesta è rivolto ad “operai dell’Ilva, lavoratori del cimitero, luogo di massima concentrazione di inquinamento ai Tamburi, proletari e famiglie dei quartieri Tamburi e Paolo VI, costituitisi parte civile”.

Il 15 ottobre tappa in tribunale per il procedimento su una presunta evasione fiscale che coinvolge Nicola Riva, mentre il 29 è in calendario l’importante vertice tra la dirigenza dell’azienda in amministrazione straordinaria ed i sindacati metalmeccanici nazionali, che chiedono chiarezza sul futuro della fabbrica tarantina, da cui dipendono, a cascata, gli altri stabilimenti del gruppo.

Sulla vicenda Ilva, ad ogni buon conto, il dibattito resta apertissimo. “Le dichiarazioni dell’ex segretario Uil, Giorgio Benvenuto , sulla necessità di salvare l’Ilva dimostrano a nostro parere quanto il Sindacato, nessuna sigla esclusa,  sia diventato ormai il ripetitore di un vecchio copione mai  aggiornato anzi, a ben vedere il suo pensiero è perfettamente sovrapponibile a quello della classe imprenditoriale locale e questo non è certamente un buon segnale”. E’ quanto si legge in una nota del movimento Taranto Respira.

“Contro ogni evidenza e cioè bilanci in perdita, mancanza di commesse, impossibilità di penetrazione in un mercato non più domestico ma mondiale , devastazione del territorio senza  ricadute occupazionali, spesa sanitaria abnorme per malattie da inquinamento, questo Sindacato continua a difendere un modello di sviluppo che sta lasciando dietro di sé una emorragia di posti di lavoro, proprio quei posti  che a suo dire starebbe difendendo.

Il Movimento Taranto Respira, chiede di abbandonare questa visione di sviluppo ottocentesco, che calpesta principi cardine di  ogni democrazia come il diritto alla vita, alla salute, alla dignità, per chiedere invece che si perseguano, partendo dalle bonifiche del territorio, nuove programmazioni  di sviluppo economico”.

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