31 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 31 Luglio 2021 alle 22:04:00

Cronaca

Ricerche petrolifere nello Jonio, i No Triv: «Tutto questo può essere evitato»

Il coordinamento nazionale commenta il rilascio della Via e suggerisce una strategia in tre mosse


Il coordinamento nazionale No Triv interviene sul caso della Valutazione di impatto ambientale (Via) rilasciata dal Ministero dell'Ambiente a due richieste di ricerca petrolifera nel Mare pugliese.

Una Via che ha scatenato polemiche trasversali, alla luce del recente deposito di sei quesiti referendari contro le trivellazioni.

«Il 13 ottobre scorso – spiegano con chierezza il coordinamento No Triv – la Commissione tecnica Via del Ministero dell'Ambiente si è espressa per la compatibilità ambientale di due istanze di permesso di ricerca presentate a fine 2009 dalla Shell Italia Ep. Le due istanze, contraddistinte dalle sigle d73 F.R- SH  e d74 F.R-SH, interessano il Golfo di Taranto e, seppur distinte sotto il profilo autorizzativo, costituiscono per Shell un tutt'uno sotto il profilo industriale».

«Delle due istanze gemelle, la d74 F.R-SH è giunta a noi grazie all’art. 35, comma 1, del Decreto Sviluppo, convertito in legge sotto il Governo Monti e oggi sottoposto a referendum abrogativo» descrivono gli attivisti.

Il suo inquadramento geografico – riporta il coordinamento – è descritto anche nella Sintesi non tecnica del progetto redatto dalla Shell: "Il punto più a Nord del blocco in oggetto si trova a circa (meno) 12 miglia nautiche da Capo Spulico, la parte più orientale dista circa 8 miglia marine da Trebisacce, mentre il punto più a Sud dista circa 14 miglia da Punta Alice".

«Secondo uno studio del Mise (Ministero dello Sviluppo economico, ndr) – si illustra -, l'area di ricerca è interferente al 100% con una lunga serie di aree interdette ai sensi del Decreto Prestigiacomo (Sic: Fiumara Trionto, Macchia della Bura, Fondali Crosia- Pietrapaola, Dune di Camigliano). Il 30 novembre 2010, infatti, il Mise notificò alla Shell un preavviso di rigetto. Stessa sorte toccò in pari data alla gemella d73 F.R- SH perché interferente per intero con la Zona di Protezione Speciale Alto Jonio Cosentino».

I progetti espansionistici della Shell nello Jonio, coerenti con la Strategia energetica nazionale, secondo i No Triv «possono e devono essere arrestati: grazie allo Sblocca Italia, si fa concreta la possibilità che, una volta individuato il Piano delle Aree ed ottenuti i permessi di ricerca, la compagnia olandese richieda ed ottenga la conversione dei titoli di ricerca in titoli concessori unici».

«Tutto questo, però, può essere evitato» aggiungono dal coordinamento. Che suggerisce una mobilitazioni in tre direttrici: «Le amministrazioni interessate propongano ricorso al Tar Lazio contro i decreti Via del 13 ottobre scorso; la Regione Calabria segua l'esempio della Regione Abruzzo, che nei giorni scorsi ha approvato una legge ad hoc per vietare qualsiasi attività di ricerca e di coltivazione di idrocarburi al di sotto del limite delle 12 miglia dalle linee di costa o dalle aree naturali protette».

Senza dimenticare il processo referendario: «Dei sei quesiti referendari, infatti, ben tre (contro trivelle entro le 12 miglia; contro conversione titolo di ricerca in titolo concessorio unico e pronunciamento della Conferenza Unificata Stato-Regioni sul Piano delle Aree, mare compreso) sono in grado di arrestare l'avanzata di Shell nel Golfo di Taranto».

«Ma lo sforzo più grande dovrà farlo la politica – concludono i No Triv -, rimediando in extremis alle pessime scelte effettuate in materia energetica ed ambientale negli ultimi anni e puntando sulla riconversione ecologica del sistema economico attivando, quindi, tutti gli strumenti di programmazione possibili e disponibili».
 

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