22 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2020 alle 20:15:26

Cronaca

In arrivo 633 disperati e 8 morti. L’appello di Salam: «Mettiamo fine alla strage dei migranti»

Domani lo sbarco al porto della nave che trasporta i profughi salvati dall'ennesimo naufragio


«Siamo stati abituati a vedere Taranto come città di sbarchi di migranti: città che accoglie nonostante le mille difficoltà che ogni giorno incontra nello svolgere questo importante compito. Domani, Taranto però sarà messa davanti ad un’altra e più complessa sfida umanitaria. Perché lo sbarco dei 633 migranti previsto appunto per domani, non sarà uno sbarco come gli altri. Insieme ai vivi, ai superstiti sbarcheranno a Taranto anche otto salme».

E' quanto ricorda, in una nota, l'associazione Salam Ong.  «Corpi senza vita che pesano sulle nostre coscienze: perché gli otto migranti sono stati inghiottiti dal mare, ma soprattutto dal male dell’indifferenza. Un male esteso, che colpisce e uccide ogni giorno quei  migranti, che per terra e per mare, cercano di raggiungere l’Europa in cerca di un futuro migliore».

«Questi corpi – prosegue la nota dell'associazione umanitaria -, intrappolati per sempre dal canale di Sicilia al Mar Egeo, spingono ad una riflessione comune: che riguarda tutti, in quanto tutti ne siamo coinvolti. E la riflessione dovrebbe partire dalla constatazione che esiste un diritto alla libera circolazione: il diritto a spostarsi, il diritto a scegliere dove vivere. Quel diritto a viaggiare, che un tempo e per secoli è stato considerato un fatto normale della vita, oggi invece non lo è più. Ed è una giovanissima scrittrice nigeriana, Chibundu Onuzo, a ricordarcelo: “non esistono barriere tanto alte da poter impedire agli esseri umani di avere aspirazioni. Eppure sempre di più il movimento di chi parte da certe zone del mondo viene interrotto. Solo poche persone con passaporti di certi colori sono libere di muoversi su questa Terra”.  E coloro i quali che non riescono ad arrivare a realizzare il loro sogno, molto spesso scompaiono: morti in mare, o in mezzo al deserto, ed infine morti nelle nostre coscienze».

Per mettere la parola fine alle stragi dei migranti «la soluzione – conclude Salam Ong – non è quindi  quella finora trovata dei blocchi e dei respingimenti: la soluzione deve guardare all’accoglienza, e all’apertura di un canale umanitario per il diritto d’asilo europeo. Solo così sarà possibile restituire un senso all’idea di Europa».

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