22 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2020 alle 06:45:31

Cronaca

Un giardino per Gianni

Oggi l’intitolazione al poliziotto Giovambattista Cremonesi


Aveva trascorso la sua infanzia e adolescenza tra Lido Azzurro e Nasisi, il vecchio scalo ferroviario, oggi abbandonato, a ridosso del quartiere Paolo VI. Aveva vissuto tra giochi di strada e il dovere scolastico alla elementare Giusti, in via Galeso, sui Tamburi. Un ragazzo di periferia, come tanti.

E come tanti altri ragazzi aveva deciso che il suo futuro sarebbe stato in divisa. Polizia, per l’esattezza. E così, a vent’anni,  Giovambattista Cremonesi si ritrova a Milano, nella Polfer, stazione di Porta Garibaldi. Da Taranto al capoluogo lombardo, un salto di quasi mille chilometri che però garantisce a Gianni – così lo chiamavano in famiglia – un futuro tranquillo. Un futuro che da Milano lo porta poi a Roma, per ragioni di servizio. Ma Gianni quel futuro che stava costruendo giorno dopo giorno, mattone dopo mattone, con il suo lavoro e i suoi sacrifici, se lo vedrà sfuggire un mattino di luglio, qualche anno più tardi. Un tragico incidente, l’asfalto che diventa assassino e un crudele destino lo strappa alla vita mentre indossava quella divisa che aveva voluto indossare fin da quando era un ragazzino.

E oggi Taranto rende onore a questo suo sfortunato concittadino, grazie all’iniziativa del Comune e della stessa Polizia che hanno voluto intitolargli i giardini di viale Magna Grecia, angolo via Lago di Viverone, dove c’è già il cippo alla memoria dei caduti della Forze dell’Ordine.

La cerimonia di intitolazione si terrà oggi alle 15, alla presenza del prefetto Umberto Guidato, del sindaco Ippazio Stefàno, del questore Stanislao Schimera, del vice questore aggiunto Antonio Fatiguso, del direttore centrale della Polizia Stradale, Ferroviaria e delle Comunicazioni, Roberto Sgalla.

L’assistente capo Giovambattista Cremonesi cadde alle prime luci del 18 luglio del 2002, sulla Benevento Caianello. Gianni era a bordo del Fiat Ducato che insieme ad altri mezzi della Polizia accompagnava all’aeroporto di Fiumicino un bus con alcuni cittadini albanesi senza permesso di soggiorno e destinatari di un provvedimento di espulsione dall’Italia. Gianni era stato mobilitato insieme ad altri colleghi del Reparto Mobile di Taranto e della Questura di Lecce.

Intorno alle 6 del mattino, il tragico schianto: il Ducato invade la corsia opposta e si scontra con un autocarro il cui autista tenta, senza purtroppo riuscirvi, una disperata manovra per evitare l’incidente. L’impatto è violentissimo. Due agenti e l’autista dell’autocarro restano feriti. Per Gianni, purtroppo, non c’è niente da fare. A trent’anni il suo futuro vola via. Domani il papà Emanuele e la mamma Jolanda, la sorella Masha e il fratello Christian potranno riabbracciarlo idealmente ancora una volta. A scoprire la targa commemorativa sarà la nipotina Giorgia. Un tenero frammento di quel futuro che Gianni non ha potuto vivere, ma anche un frammento di vita che dà forza per andare avanti.    

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