Cronaca

Nella base militare arrivano le capre

Succede a Grottaglie. La storia raccontata dal Fatto Quotidiano online


“Se non bastano i soldi per falciare i prati, potete comprare delle caprette”. La frase è attribuita all’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, in visita alla Base Aeromobili della Marina di Grottaglie. Parte da qui la storia raccontata dal Fatto Quotidiano nell’edizione online ieri.

Una storia che sta spopolando sul web, ed è davvero clamorosa. Quella di De Giorgi era una battuta, ipotizza ilfattoquotidiano.it, ma è (sarebbe) stata presa sul serio. A luglio di quest’anno, le caprette sono arrivate in due caserme: quella di Grottaglie, appunto, e quella di Venezia. «Un preposto alla salute sul lavoro dell’Istituto di studi militari marittimi scrive una mail al comandante e ai colleghi: “Rientrato dalla licenza ho appreso che in arsenale erano state destinate due capre e un montone come manutentori delle aree verdi. Ho subito pensato a uno scherzo.

Invece, con mio stupore, era proprio così”» si legge nel pezzo online in cui si annota – seriamente  – come «negli ultimi anni, in mancanza di fondi, molte caserme hanno rotto i contratti con le ditte di manutenzione».

E, molto seriamente, la cosa viene affrontata a Venezia. Un militare chiede in una email se le capre hanno cibo e acqua a sufficienza, se sono registrate all’ufficio sanitario, se hanno già ricevuto le opportune vaccinazioni e se fra gli ordini di servizio c’è anche quello di pascolare e spalare il letame.

“Oltre a preoccuparmi dei miei simili” scrive, “mi stanno fortemente a cuore anche gli animali. E’ notizia di stamane che un capretto è stato partorito morto”. La lettera, rispettosa, si conclude “con la viva speranza che le caprette vadano presto a pascolare, tutte assieme, sulle vicine Dolomiti”.

Per tutta risposta il comandante gli affibbia tre giorni di consegna di rigore, punizione severissima, per “violazione delle funzioni attinenti al grado” e perché il sottoposto, con “dichiarazioni incomplete”, avrebbe rivelato “segreti militari”.

Nella lettera di rapporto, comunque, il comandante ammette di sfuggita che “sono in corso le azioni per registrare gli animali”». Non finisce qui, comunque. Si legge ancora sul sito del Fatto Quotidiano: «Fra punizioni e ricorsi la storia delle caprette ha fatto il giro delle caserme, fino all’orecchio di Luca Comellini, ex maresciallo dell’aeronautica e responsabile del “Movimento diritti dei militari”, che sta preparando un dossier “sull’uso delle punizioni nelle forze armate”. Secondo Comellini “le regole sui provvedimenti disciplinari non sono adeguate e spesso non vengono rispettate. Negli ultimi anni le punizioni arbitrarie sono sempre più frequenti. Questa storia delle caprette rende bene l’idea: sarà che mancano i soldi, o che sono male impiegati, ma le forze armate stanno marciando all’indietro, verso gli inizi del Novecento. Vogliamo che il tema arrivi in Parlamento”».

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