25 Febbraio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Febbraio 2021 alle 20:03:42

Cronaca

2015: fuga dall’Ilva

La commessa Tap alla Salzgitter e quel rapporto delle banche svizzere


Se l’Ilva chiudesse, per “cause giudiziarie” o perchè travolta dalla crisi di mercato che la riguarda, i primi beneficiari sarebbero i rivali tedeschi della Salzgitter. Vale a dire, l’azienda (alle prese anch’essa con le difficoltà dovuto al momento dell’acciaio) che si è aggiudicata la commessa per la Tap, il gasdotto che approderà proprio in Puglia.

Un affare su cui Ilva sperava, non fosse altro per vicinanza territoriale, di mettere le mani – magari grazie ad un aiutino del governo.

Nessuna teoria del complotto, ma certo fa effetto rileggere oggi il report della banca svizzera Ubs datato agosto 2014, in cui l’analista Carsten Riek spiegava che «se l’Ilva chiude o si ridimensiona, automaticamente aumenterà la produttività e soprattutto la redditività di diversi siti siderurgici europei» e che «potrebbe anche servire a risolvere, o quanto meno a porre un freno, alla sovraccapacità produttiva dell’industria siderurgica europea».

Il nome di Salzgitter Ag è in cima alla lista stilata dal colosso elvetico su chi godrebbe di una “ristrutturazione” , o peggio, dell’acciaieria tarantina.

Il gruppo tedesco – sempre fonte Usb – indicava un taglio di almeno 1.500 posti di lavoro nel piano di ristrutturazione denominato ‘Salzgitter Ag 2015’, proprio in risposta alle difficili condizioni del mercato dell’acciaio e della situazione concorrenziale. Oggi il secondo produttore siderurgico tedesco brinda per una commessa che ha il sapore della vittoria nel derby, visto che il progetto di Trans Adriatic Pipeline Ag approda praticamente a due passi dal Siderurgico tarantino.

Tap ha assegnato a Salzgitter Mannesmann International GmBH un contratto per la fornitura di circa 270 km di tubi lineari per la sezione onshore a 48” pollici e per le connessioni curvilinee necessarie sia per la sezione onshore (48”) che per quella offshore (36”). Salzgitter Mannesmann international – informa una nota dell’azienda – fornirà i tubi e le curve da 48” per la sezione onshore di Tap in Albania, Grecia e Italia e curve da 36” per la sezione offshore attraverso l’Adriatico. Ilva, invece, come noto sta “bruciando” 300 milioni di debiti al mese e sono stimati circa un miliardo e mezzo di euro per rilanciare la produzione.

Tap è il più clamoroso dei business persi dall’Ilva post-Riva, in un anno, il 2015,  di fuga dei committenti da Taranto (Fiat esclusa).

Se il mercato non sorride, oggi, al siderurgico tarantino, allora (Ue permettendo) resta lo Stato. Il cui intervento, si dice da mesi, sarà veicolato attraverso Cassa Depositi e Prestiti, dove confluisce il risparmio postale.  Ma la privatizzazione, con l’approdo in Borsa e quindi proprio sul mercato di Poste Italiane, rende se possibile più complessa la situazione dell’acciaieria più grande d’Europa.

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