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23 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 22 Maggio 2022 alle 22:57:00

Cronaca

Michele Pelillo: «Nel 2017 larghe intese per il nuovo Sindaco»

Ilva ed elezioni: il deputato del Pd a tutto campo


«La città è infiacchita economicamente, disorientata socialmente e purtroppo molto divisa».

Un quadro grigio quello che l’onorevole Michele Pelillo traccia della Taranto di oggi. Una città visibilmente in crisi e lacerata dalla vicenda Ilva. Il crocevia che, in un senso o nell’altro, determinerà la Taranto dei prossimi anni.

Onorevole, come si affronta una questione così dirompente?
Non ci sono ricette, perché una vicenda come l’Ilva mi dicono non essere mai esistita in Italia. È la più grande questione sociale, industriale e ambientale della storia repubblicana.

Perché si è prodotta questa lacerazione?
Dopo una prima fase – e mi riferisco alle prime manifestazioni di Altamarea – in cui c’era convergenza e sintesi sociale, qualcosa è cambiato. C’è stato chi ha provato a lucrare politicamente su questo grande problema, strumentalizzandolo.

A chi si riferisce?
A Bonelli, innanzitutto. All’inizio ha avuto il suo tornaconto politico, poi il suo consenso si è via via affievolito. Ora la dinamica è cambiata.

Come?
Taranto e l’Ilva sono entrate nell’agenda del governo. Con Renzi c’è stato un salto di qualità, il premier ci sta mettendo la faccia. Di fronte a questa assunzione di responsabilità, abbiamo Grillo e i suoi adepti che provano a far perdere la “scommessa Taranto” a questo governo, senza valutare quale sia l’interesse comune. Ilva, Tap, Tav sono tutti temi sui quali Grillo fomenta populismo per raccogliere consenso. I Cinquestelle, anche con altre sigle che però fanno parte della stessa famiglia politica, vogliono far perdere Renzi e strumentalizzano le difficoltà sulla pelle dei tarantini. Nel mirino ci sono finito anch’io, nonostante sia stato anni luce lontano dal pianeta Riva e nonostante nella mia storia politica e nella mia area politica io sia stato sempre considerato “l’ambientalista”. Sono diventato un bersaglio solo perché a Taranto rappresento Renzi e il suo governo.

Si va quindi delineando uno scontro Pd-M5S?
Oggi la dinamica politica non è più tra destra e sinistra ma tra politica e antipolitica. I sondaggi più recenti danno il Pd al 34% e il M5S al 27%. Questa contrapposizione è ancora più evidente a Taranto perché non ci sono altri partiti, al di fuori del Pd, che assumono iniziativa politica. E lo dico con rispetto verso tutti.

Crede ancora nella possibilità di salvare l’Ilva?
Voglio essere fiducioso. Il tappo resta quello del miliardo e duecentomilioni sequestrato a Riva che non si riesce a portar via dalla cassaforte svizzera.

Basterà far rientrare quei soldi per rimettere in sesto un’azienda che perde circa 50 milioni al mese?
Per raggiungere il pareggio di bilancio, l’Ilva deve produrre 8 milioni di tonnellate. Ma per farlo deve completare l’Aia. Se l’Aia non viene completata, la produzione deve restare  bassa e quindi si producono solo perdite. Se sblocchiamo quei soldi nell’arco di 18-24 mesi ci riavviciniamo alla produzione di otto milioni. Purtroppo la lentezza della giustizia svizzera non ci consente ancora di ottenere la disponibilità di quei soldi che, insieme al credito obbligazionario di 400 milioni, garantirebbero l’apertura dei cantieri per l’Aia.

Previsioni?
Se tutto va bene i lavori potrebbero partire a gennaio 2016, con sei mesi di ritardo. Con tutte le cautele del caso, io ricomincio ad essere fiducioso.

Il M5S non sembra nutrire la sua stessa fiducia…
Tutti dovremmo remare nella stesa direzione e invece i Cinquestelle vanno a Strasburgo a denunciare lo Stato italiano. È come se in una partita di calcio un giocatore si impegnasse per fare gol nella propria porta. Così la siderurgia tedesca festeggia. È assurdo che degli italiani vadano in Europa per fare gli interessi della siderurgia tedesca e solo per strumentalizzare a fini elettorali la vicenda Taranto. Eppure è la prima volta che a questa città viene data la possibilità di mettere insieme salute e lavoro.
In molti ritengono che l’Ilva non sia ambientalizzabile. Non sono un tuttologo e in città invece di tuttologi ce ne sono tanti. Per esprimere una valutazione di questo tipo mi devo affidare a chi ne sa più di me dal punto di vista scientifico. Io mi limito a rilevare che abbiamo un’Aia severa, che prevede l’adozione di prescrizioni che non ci sono nel resto d’Europa. Ecco perché non mi va di gettare la spugna e di arrendermi all’idea che l’Ilva non possa diventare compatibile con il nostro territorio.

Intanto l’Ilva ha perso la prima commessa Tap, guarda caso proprio a vantaggio della siderurgia tedesca. C’è stata debolezza politica in questa circostanza?
Non credo. Le cose sono andate così per scelte tecnico-aziendali, non per colpa della politica.

Riesce ad immaginare Taranto senza l’Ilva?
Quando sogno, sì. Nessuno ama l’Ilva, nemmeno io. Il presente però dice che senza l’Ilva Taranto sarebbe la città più povera d’Italia. Su questa città si abbatterebbe una catastrofe. E non penso solo ai quindicimila posti di lavoro che ruotano intorno allo stabilimento, ma anche alla salumeria che sarebbe costretta a chiudere perché non ci sarebbero più soldi per fare la spesa. Nel breve periodo non ci sono altre possibilità se non tentare di rimettere in piedi questa industria. Più a lungo termine, invece, ci stiamo già lavorando con gli interventi sulla cultura e sul turismo previsti dal Contratto Istituzionale di Sviluppo.

Tempa Rossa: è sempre scettico rispetto a questo progetto?
Da assessore regionale uscii dalla giunta quando Vendola pretese che si votasse quel provvedimento. Tempa Rossa però si farà come si farà la Tap e ne prendo atto, ma la popolazione non è stata rassicurata sul rischio di incidente rilevante né sono state previste compensazioni per la città. Devo però riconoscere che la Total, a differenza di Eni, ha dato dimostrazione di maggiore propensione al dialogo.

L’ospedale San Cataldo: c’è il rischio di perdere i finanziamenti?
Sono a disposizione 207 milioni. Tutto è inserito nel Contratto di Sviluppo. Intendiamoci, non sono cifre nuove ma ci sono. Il direttore generale della Asl ci ha assicurato che i ritardi non saranno decisivi. Purtroppo la Regione ha deciso di spacchettare le gare: una per il progetto  e una per la costruzione. Per il primo la gara è già stata espletata. Ci dicono che nei primi mesi del 2016 dovrebbe partire il bando europeo per la costruzione. Quest’opera è nata quando ero assessore regionale al bilancio e forse non era mai accaduto che un assessore tarantino portasse in dote per la sua città la bellezza di 207 milioni di euro.

Ritiene la classe politica e dirigente tarantina all’altezza della situazione in questa fase storica della città?
Taranto esprime una classe dirigente debole, qualche volta non adeguata, più spesso divisa. Ce la siamo sempre presa con i baresi e con i romani, invece dovremmo farci un esame di coscienza.

Come valuta l’operato del sindaco Stefàno e della sua giunta?
Purtroppo la percezione dell’attività dell’amministrazione comunale non è positiva. Il sindaco, utilizzando fino in fondo le prerogative che gli sono attribuite dalla legge, ha sempre deciso da solo, senza mai condividere le sue decisioni con il mio partito, che è il partito di maggioranza relativa. Abbiamo rispettato questa modalità solitaria di governare perché il sindaco è stato eletto dai tarantini e siamo stati molto generosi con lui offrendogli i due migliori assessori di cui dispone, che sono Lonoce e Di Gregorio.

Elezioni anticipate o Stefàno arriva a fine mandato?
Più facile che si arrivi a scadenza naturale, nel 2017.

Il Pd sta già preparando un eventuale candidato Sindaco?
Ancora no. Siamo troppo impegnati nel presente ad occuparci di Ilva, Porto, Contratto di Sviluppo. Questioni gigantesche che non ci permettono di pensare ad altro.

Sarebbe disponibile a fare il candidato sindaco?
La mia disponibilità la offrii nel 2012 e sappiamo come è andata. Vendola fece di tutto per non celebrare le primarie, che io chiedevo, e cercò il sostegno di D’Alema ed Emiliano. Ne presi atto e ritirai la mia disponibilità.

Ha detto che oggi lo scontro è tra politica e antipolitica: ritiene quindi applicabile anche al Comune il modello che ha portato all’elezione di Tamburrano in Provincia?
Sì, tenuto conto della particolarissima situazione che vive la città. Non escludo che si possa realizzare un’intesa tra Pd e forze centriste e moderate. È lo stesso quadro nazionale che ci porta ad una prospettiva di questo tipo.

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