13 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Giugno 2021 alle 08:02:35

Cronaca

Si arrampicano in cielo per urlare la loro rabbia. Le foto

Lavoratori disperati salgono sul tetto del Palazzo degli Uffici


All’alba di oggi, sei operai della società Isolaverde si sono arrampicati sul tetto di Palazzo degli Uffici, dando seguito ad una protesta che va avanti ormai da diversi mesi.

Solo qualche giorno fa i lavoratori avevano lasciato gli spazi della chiesa del Carmine, occupati pacificamente per oltre un mese.
“Per tutto il tempo della nostra occupazione – riferisce un operaio – le nostre rivendicazioni hanno trovato accoglienza e comprensione. Mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto, ha ascoltato le nostre ragioni ed ha fatto da ponte con le istituzioni perchè si potesse trovare una soluzione al nostro problema. Oggi qualche giornalista scrive che noi avremmo criticato l’operato di Santoro. Ci teniamo a far sapere che quanto è stato scritto è falso, possiamo solo essere grati all’arcivescovo. E’ l’unico che ha mostrato umanità nei nostri confronti e del quale abbiamo apprezzato l’impegno”.

Questa mattina i colleghi di coloro che hanno scalato, attraverso le impalcature e con notevole rischio, Palazzo degli Uffici, erano sparsi tra via D’Aquino e piazza Giovanni XXIII, a sostenere dalla strada chi era in cima. Passanti e curiosi, non poi così tanti come ci si sarebbe aspettato, facevano loro da cornice. Qualcuno si è pure fermato a parlare con gli operai, a suggerire loro di tenere duro, di cercare con più forza il sostegno della città.

Ma l’orizzonte, per queste persone, è più fosco che mai. “Siamo abbandonati, questa mattina, come in altre occasioni, non si sono visti rappresentanti delle istituzioni – sottolinea Alfredo – il prefetto Guidato è passato intorno alle 10, per entrare in chiesa e uscirne subito dopo, senza fermarsi”.

Gli operai Massimo Giorno, Giovanni Ruggeri, Nicola Pignatelli, Giuliano Labarbera, Alfredo Pizzolla e Cosimo Magno hanno raggiunto il tetto del palazzo, sul lato che si affaccia su via D’Aquino, intorno alle 6. Più o meno alle 10 sono arrivati i Vigili del Fuoco che hanno sistemato un materasso in corrispondenza della porzione di cornicione dal quale si sporgevano i sei lavoratori. Presenti anche gli agenti della Digos di Taranto.

I dipendenti Isolaverde non ricevono gli stipendi da otto mesi, tra poco saranno nove. Compensi tra l’altro ridotti dai contratti di solidarietà, si parla di 500-600 euro al mese. Le loro vite sono sospese, non c’è presente e il futuro sembra impossibile anche solo immaginarlo.

La multiservizi della Provincia ha debiti cospicui con l’Inps, il Durc irregolare, ed è attualmente in fase di liquidazione. I sindacati si erano appellati, nei giorni scorsi, ad un articolo del Codice Civile, in virtù del quale sarebbe stato legittimo chiedere il pagamento degli stipendi direttamente alla Provincia, socio unico della multiservizi. Ciò si sarebbe potuto ottenere non appena la Regione avesse ritenuto conforme il progetto relativo agli scarichi idrici, presentato dalla stessa Provincia. Non lavoro nuovo per Isolaverde, solo un modo per riscuotere il pregresso.

Ma la richiesta è caduta nel vuoto, subito coperta dal silenzio più assordante. Franco Brunetti, Uil Fpl, che stamattina era in piazza con i lavoratori, non ha nascosto la sua preoccupazione. “Domani è previsto un nuovo incontro in Provincia – ricorda il segretario generale – tra istituzioni locali e Regione Puglia. Alla riunione infatti dovrebbe partecipare Loredana Capone, assessore regionale allo Sviluppo Economico. A lei il Governo ha affidato la cura delle esternalizzazioni. Staremo a vedere, ma le nostre speranze si stanno affievolendo”.

Intanto i lavoratori, ancora in cima al palazzo mentre scriviamo, non mollano. “I nostri colleghi non scenderanno dal tetto almeno fino a domani. Stiamo morendo, molti di noi fanno ormai ricorso al Cim e a breve riceveremo le lettere di licenziamento. La Regione, il Governo intervengano presto”.
 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche