21 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Ottobre 2021 alle 16:33:00

Cronaca

Ritorno alla Di Bello

Il caso del Contratto di Sviluppo


Rossana Di Bello

Dovrebbe rappresentare la visione di futuro della Città, invece il Contratto di Sviluppo – e questa volta non certo per responsabilità del governo nazionale – ci riporta nel passato. Si torna indietro di dodici anni.

Precisamente al 2003, anno in cui fu siglato il primo atto di intesa tra Comune e Regione. Allora c’erano Rossana Di Bello e Raffaele Fitto. Sembra trascorsa un’eternità. Ma in quell’atto di intesa c’erano la famosa forestazione urbana e la costruzione di 154 alloggi ai Tamburi e tutto rientrava in quel pacchetto di interventi (ricordate quei favolosi 56 milioni di euro?) che avrebbero dovuto rigenerare il rione più affumicato della città. Era il primo tentativo di dare una soluzione, seppure parziale, alla problematica coesistenza tra Ilva e Taranto, dopo la storica chiusura delle cokerie disposta proprio dall’allora sindaco Di Bello.

A distanza di dodici anni l’amministrazione Stefàno ha rimpacchettato quegli interventi e li ha infilati nel calderone del Contratto di Sviluppo. Qualche anno fa aveva ripreso una traccia di quegli interventi nel “Piano Città”, forse unico rivolo di lavori che scorre, seppure lentamente. Insomma, ogni occasione è buona per riesumare vecchi progetti mai portati a compimento. È in questo vano trascorrere di anni che sta tutto il fallimento della politica tarantina, prigioniera della sua inerzia amministrativa, della sua incapacità realizzativa. In questo caso c’è pure il paradosso: l’amministrazione del post-dissesto che si aggrappa alla progettualità degli anni del dissesto. In qualche modo è una riabilitazione politica, firmata proprio da chi quella stagione era stato chiamato a mettere alle spalle.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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